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Approccio hotspot, “Un fallimento”/ 2

La verifica in loco delle procedure cui sono sottoposti gli “ospiti” dell’hotspot di Lampedusa ha fatto venire a galla, afferma la commissione Diritti umani del Senato, «nodi delicati in termini di rispetto delle norme nazionali ed europee e delle convenzioni internazionali in ambito di asilo e accoglienza».

Ottobre 2015, nell'hotspot di Lampedusa (foto Commissione Europea).
Ottobre 2015, migranti nell’hotspot di Lampedusa: attendere, non si può fare altro…  (foto Commissione Europea).

 

L’hotspot di Lampedusa è stato visitato dalla commissione Diritti umani, che nel nuovo Rapporto sui centri di identificazione ed espulsione (vedi notizia precedente) riferisce: «Le condizioni del centro da un punto di vista igienico e strutturale sono apparse appena dignitose con una serie di carenze evidenti (bagni poco puliti e non riscaldati, dormitori stipati di letti con poco spazio rimanente per muoversi)… Non ci sono spazi comuni né è prevista alcuna attività per i migranti ospitati, i quali rimangono nei dormitori o passano il tempo vagando all’interno della struttura».

Ma soprattutto, la verifica delle procedure cui sono sottoposti gli “ospiti” del primo hotspot italiano ha fatto venire a galla «nodi molto delicati in termini di rispetto di quanto prevedono norme nazionali ed europee e convenzioni internazionali in ambito di asilo e accoglienza»: fra questi, una pre-identificazione sommaria e superficiale che «non tutela pienamente» il diritto d’asilo; e il caso di 184 eritrei e di altri migranti etiopi che, alla data di redazione del Rapporto, rifiutavano da settimane di farsi identificare con le impronte digitali: ad oggi la legge italiana impedisce di ricorrere con loro all’uso della forza, nonostante che a dicembre ce lo abbia chiesto, in sostanza, la Commissione europea…).

Dai compound dell’hotspot, che ha più di 350 posti ed è gestito dalla Confederazione nazionale delle Misericordie d’Italia, gli “ospiti” non possono uscire. Ma la natura giuridica di questi centri rimane in un limbo inquietante: «Continuano a essere centri di prima accoglienza – chiede la commissione  – o diventano dei centri di identificazione ed espulsione, unica tipologia di strutture dove si è trattenuti, ma solo in seguito a convalida del giudice, e da cui non ci si può allontanare?».

Eritrei, somali, nigeriani

Migrantes au centre d'accueil de l'île de Lampedusa
Lampedusa, ancora nell’hotspot (foto Commissione Europea).

Fra il 1° settembre 2015 e il 16 gennaio 2016, secondo dati della Prefettura di Agrigento sono arrivati a Lampedusa 4.597 fra potenziali richiedenti asilo e migranti.

Ne sono stati fotosegnalati 3.234 (870 provenienti dall’Eritrea, dalla Somalia 848, dalla Nigeria 711, dal Marocco 535, 235 dal Sudan, 222 dal Gambia, dal Mali 133, dalla Guinea 130, dalla Siria 129 e numeri più bassi da altri Paesi).

Solo 563 (poco più del 10% degli sbarcati) hanno avuto accesso al programma di ricollocamento europeo (relocation), di cui solo 279 sono già stati trasferiti nei Paesi di destinazione.

Un altro 10%, 502 persone, ha deciso di chiedere asilo ed è stato inserito nel “sistema nazionale” di accoglienza. I minori erano 612, di cui oltre la metà non accompagnati.

… poi 70 nei CIE e 800 in strada, “respinti”

Tra i migranti «che non hanno manifestato la volontà di chiedere asilo e quindi sono stati considerati migranti irregolarmente presenti sul territorio italiano, 74 sono stati trasferiti nei CIE in tutta Italia, mentre 775 hanno ricevuto un provvedimento di respingimento differito, con l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, e sono complessivamente più del 18% del totale degli stranieri arrivati a Lampedusa».

«Questi ultimi – prosegue il Rapporto – secondo quanto denunciato da alcune associazioni, una volta trasferiti da Lampedusa, sono sbarcati a Porto Empedocle dove hanno ricevuto il provvedimento del questore di Agrigento, senza aver ricevuto nessuna informazione in merito a ciò che sarebbe loro accaduto e senza aver diritto a essere ospitati nel circuito d’accoglienza. Di fatto, sono destinati a rimanere irregolarmente nel territorio italiano e a vivere e lavorare illegalmente e in condizioni estremamente precarie».

Mancano all’appello contabile 708 migranti sui 3.234 identificati, come rileva la commissione Diritti umani. Invece, «per quanto riguarda la differenza tra i 3.234 migranti fotosegnalati a fronte dei 4.597 migranti sbarcati, essa è dovuta anche alla possibilità, avallata dalle ultime disposizioni ministeriali, di foto-segnalare nella provincia di destinazione il migrante trasferito da Lampedusa, che abbia comunque manifestato la volontà di accedere alla protezione internazionale».

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