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Eritrea

Popolazione: 5.253.676 (2012)
Capitale: Asmara

Eritrea

L’Eritrea è uno stato dell’Africa orientale; confina a sud con l’Etiopia e Gibuti, ad est con il Mar rosso, a ovest con il Sudan. L’Eritrea ha ottenuto per ben due volte l’indipendenza: la prima nel 1952 dal protettorato britannico e la seconda nel 1993 anno in cui ottiene definitivamente l’indipendenza dall’Etiopia.

L’Eritrea è suddivisa in sei regioni: 1 Centrale, 2 Sud, 3 Gash- Barka, 4 Anseba, 5 Mar Rosso Settentrionale, 6 Mar Rosso Meridionale. Ogni regione è controllata da dal Presidente attraverso la nomina di un amministratore locale. La regione del Gash- Barka è il teatro dei maggiori conflitti legati alla contesa dei confini con L’Etiopia.

Tipo di governo e politica recente in Eritrea
L’Eritrea ha ottenuto l’indipendenza dall’Etiopia nel 1993 a seguito di un referendum popolare. L’attuale presidente dell’Eritrea è Isaias Afewerki unico eletto fin ora dalla dichiarazione di indipendenza; esponente del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, fondato dal riassetto del vecchio Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea, poi diventato Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ) è impegnato da anni nella dura lotta per l’indipendenza. Tanto intensa è l’attività di Afewerki per l’indipendenza dello stato quanto è dura la repressione nei confronti della stessa popolazione.

Attraverso le elezioni sospette di brogli elettorali il capo dello Stato ha lentamente stretto l’intera popolazione sotto una vera e propria dittatura che ferocemente si oppone ad ogni forma di opposizione politica. Gli osservatori internazionali hanno denunciato nel 2009 le gravissime condizioni in cui si trova il popolo eritreo costretto alla leva obbligatoria per aumentare l’efficienza dell’Esercito in costante allarme per la contesa dei confini con l’Etiopia. Il popolo eritreo sta vivendo una vera e propria crisi umanitaria a causa delle gravi limitazioni della libertà che sfocia spesso in gravi episodi di torture, lunghe prigionie, e continue violazioni dei diritti umani.

Guerra
L’Eritrea ottiene l’indipendenza dal protettorato britannico nel 1952, nel 1960 viene federata con l’Etiopia e dichiarata semplice provincia amministrativa e nel 1962 definitivamente annessa dallo stato confinante. Sin da subito cominciano ad organizzarsi i primi gruppi armati di ribelli per difendere l’indipendenza; prima sotto il nome di Fronte di liberazione eritreo (FLE) spodestato a seguito di una sanguinosa guerra civile nel 1972 dal Fronte popolare di liberazione eritrea ( FPLE). È proprio il FPLE a guidare l’Eritrea nello scontro con l’Etiopia che durò più di trent’anni e viene tutt’ora considerata una delle più sanguinose guerre avvenute nel continente africano. Il conflitto si interruppe quasi definitivamente nel 1991 anno in cui l’Esercito eritreo riuscì a liberare il Paese. Ne seguì, nel 1993, il primo referendum popolare attraverso cui la quasi totalità dei votanti espresse il proprio favore per l’indipendenza dell’Eritrea. I rapporti tra i due stati rimasero pacifici per pochi anni fino al riaccendersi nel 1998 di un nuovo conflitto asprissimo legato principalmente alla contesa di territori di confine (Regione del Gash- Barka) . Le perdite umane di civili e soldati da parte dell’Eritrea furono enormi legate principalmente alla disparità di forse impegnate tra i due stati. Il conflitto si interrompe nel 2000 a seguito dell’intervento dell’ONU che impose ai due stati un Cessate il fuoco a seguito degli accordi di Algeri. Il compito di tracciare nuovamente i confini viene affidato ad una Commissione Internazionale che viene accettato dall’Eritrea, ma non dall’Etiopia. Da allora la condizione rimane invariata sia sul piano dei confini sia sul rapporto tra i i due Stati .

Profughi sfollati e rifugiati
I rapporti statistici prodotti dall’UNHCR[1] evidenziano un numero altissimo di richieste d’asilo provenienti dall’Eritrea fra il 2007 e il 2009 anni in cui l’oppressione da parte del Governo si inasprisce. Questo dato non tiene però conto dei circa 30.000 sfollati interni al paese che hanno prodotto i diversi conflitti e le centinaia di profughi che sono riusciti a fuggire nei paesi limitrofi all’Eritrea. Nei primi sei mesi del 2014 il numero di richieste ha già raggiunto la quota di 18.900 e infatti l’Eritrea è il quarto paese al mondo per numero di domande presentate nei 44 Paesi industrializzati.

Anno
2014 primo semestre: 18.855 domande di cui 189 registrate in Italia.
2013: 21.837 domande di cui 2.216 registrate in Italia.
2012: 12.304 domande (dato assente per l’Italia).
2011: 5.208 domande di cui 187 registrate in Italia
2010: 4.406 domande (dato assente per l’Italia)
2009: 10.164 domande di cui 824 registrate in Italia

FOOTNOTES

1.  Dati aggiornati secondo il rapporto a cura di UNHCR, Asylum Levels and Trends in Industrialized Countries 2014.   ↑

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3 comments

  1. daniel wedi korbaria

    sig.ra Mirtha Sozzi,
    il suo articolo è pieno di idiozie: popolazione 65 milioni!!! La foto dei militari che costruiscono una diga per trattenere la poca acqua piovana, acqua significa vita, acqua significa la sicurezza alimentare, un obiettivo del Millenium Goal delle Nazioni Unite che l’Eritrea presto raggiungerà anche grazie ai suoi militari. Costruire dighe lei lo chiama invece lavori forzati, si vergogni!

    • Sig. Daniel,
      La ringrazio molto per avermi indicato il refuso circa il numero di abitanti dell’Eritrea. E ho anche tolto la didascalia sotto la fotografia, che io, sbagliando evidentemente, ho solo ripreso dal sito da cui ho attinto la fotografia. La prego di moderare il suo linguaggio e usi la parola idiozia in contesti più appropiati. Tutti possono sbagliare e tutti possono farlo senza dover temere commenti come il suo che più che cercare un dialogo cerca di offendere. Se Lei ha altro da aggiungere non esiti a scriverci ancora.
      Mirtha Sozzi

      • daniel wedi korbaria

        Da molti anni l’Eritrea combatte in solitaria una guerra mediatica dove al posto dei proiettili vengono sparati informazioni menzognere per demonizzare la sua politica e la sua leadership. Questa guerra è ordita dall’Etiopia (che ancora sogna di riannetterla) e dal suo eterno alleato: gli Usa (questi ultimi farebbero del nostro incontaminato territorio la più grande base militare). E finora le loro menzogne hanno causato al Paese due ingiuste sanzioni delle Nazioni Unite e si sa che le sanzioni colpiscono direttamente la popolazione.
        Dopo 5 anni, il SEMG (il Gruppo di Monitoraggio Eritrea-Somalia) il 14 ottobre 2014 ha dichiarato di non aver trovato nessuna prova che l’Eritrea abbia aiutato Al Shabbab. Ma i giornalisti occidentali schierati in questa guerra contro l’Eritrea dimenticano sempre di riportare la notizia, come ha fatto lei sig.ra Mirtha.
        Lei non è mai stata in Eritrea nemmeno per documentarsi sul perché i nostri giovani fuggono da lì. È vero, uno dei motivi è stato quello del servizio militare prolungato.
        Purtroppo quando ci sono ancora dei territori eritrei illegalmente occupati dall’Etiopia nonostante la EEBC dell’Onu (Commissione per i confini Eritrea-Etiopia) avesse assegnato quei territori in modo definitivo all’Eritrea già dal 2002, quando c’è la costante minaccia di un’invasione militare non si può pensare di mettere giù le armi e abbandonare il confine. Voler difendere la propria sovranità non è sinonimo di dittatura.
        Lei ha dimenticato di citare nel suo articolo il documento della Danish Immigration Service (datato novembre 2014) secondo cui il 99% dei richiedenti asilo eritrei sono motivati da cause di tipo economico e che le accuse di mancanza di diritti umani siano delle esagerazioni da attribuire alle ONG dei Diritti Umani che non hanno mai messo piede in Eritrea.
        Infatti, è noto che i giovani eritrei arrivati con i barconi sceglievano di non fermarsi in Italia prediligendo l’accoglienza proficua dei paesi del nord Europa. E riconoscere lo status di rifugiato ai soli eritrei ha causato molti danni, il primo fra tutti nei confronti dell’Eritrea stessa: un paese senza più giovani è facilmente attaccabile. Ma anche altri cittadini africani che conoscevano questa “discriminazione” si sono dichiarati eritrei facendo lievitare il numero dei rifugiati eritrei.
        Dietro all’esodo dei giovani eritrei c’è un progetto criminale per indebolire il Governo Eritreo in cui sono coinvolte ONG dei diritti umani, l’Etiopia e gli Usa. Il Presidente Obama in un discorso pubblico tenutosi alla Clinton Global Initiative del 2009 dichiarava: “Recentemente abbiamo rinnovato le sanzioni su alcuni dei paesi più tirannici tra cui Corea del Nord e Eritrea, abbiamo partnership con i gruppi che aiutano le donne e i bambini a scappare dalle mani dei loro aguzzini, stiamo aiutando altri paesi ad intensificare i loro sforzi e vediamo dei risultati…” (il video si trova facilmente su Youtube).
        Mentre Human Rights Watch di George Soros dava disposizione alle sedi delle UNCHR in Etiopia, Sudan ed Egitto di non ostacolare i rifugiati eritrei: “Fate in modo che possano accedere facilmente alle vostre strutture”.

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