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Un rapporto di Amnesty International realizzato intervistando tra l’altro 174 rifugiati e migranti denuncia gli effetti peggiori dell'”approccio hotspot”: casi di maltrattamenti e violenze per la rilevazione delle impronte digitali, screening rozzi, sommari e illegittimi ed espulsioni verso Paesi più che a rischio sotto il profilo dei diritti umani.

Giugno 2016: un migrante prega sulla nave che lo ha soccorso a 20 miglia dalla costa libica (foto Reuters sulla copertina del rapporto "Hotspot Italia" di Amnesty).
Giugno 2016: un migrante prega sulla nave che lo ha soccorso a 20 miglia dalla costa libica (foto Reuters sulla copertina del rapporto “Hotspot Italia” di Amnesty).

 

Impronte digitali prese in vari casi con la violenza, procedure di screening fra richiedenti asilo e “migranti economici” sommarie, rozze e illegittime, espulsioni in Paesi più che a rischio sotto il profilo dei diritti umani. È quanto emerge dal rapporto di Amnesty International Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti, pubblicato oggi.

Il documento, che indaga sull'”approccio hotspot” adottato in Italia su pressione europea a partire dal settembre 2015, è frutto soprattutto di quattro visite di ricerca in diverse città e centri di accoglienza: Roma, Palermo, Agrigento, Catania e Lampedusa (a marzo), Taranto, Bari e di nuovo Agrigento (a maggio), Genova e Ventimiglia (a luglio), e ancora Roma e Ventimiglia e Como (ad agosto).

In queste “missioni” Amnesty ha intervistato 174 rifugiati e migranti. «Le interviste hanno avuto luogo in centri di accoglienza che hanno la funzione di hotspot (Lampedusa e Taranto), in altri centri di accoglienza gestiti dalle autorità italiane o da ONG (inclusi centri di accoglienza a Ventimiglia) e anche fuori da queste strutture, in particolare a Roma, Ventimiglia e Como».

Inoltre i rappresentanti di Amnesty hanno intervistato funzionari italiani e dell’UE, dell’UNHCR, dell’OIM e di Save the Children e hanno raccolto informazioni da legali, accademici e attivisti impegnati nel sostegno di richiedenti asilo, rifugiati e migranti.

Quei 24 testimoni

Il documento denuncia in parte fenomeni già noti, confermandoli però con un’indagine sul campo e pubblicando (tra l’altro con vari stralci diretti) alcune testimonianze gravissime.

In particolare, la ricerca ha raccolto 24 testimonianze di maltrattamenti, in 16 delle quali si parla di pestaggi.

Una giovane eritrea ha riferito che un agente di polizia l’ha ripetutamente schiaffeggiata fino a quando non ha accettato di farsi rilevare le impronte digitali. Mentre in alcuni casi migranti e rifugiati hanno denunciato di essere stati colpiti con manganelli elettrici, di aver subito altri gravi atti di violenza e umiliazioni sessuali.

Ma intanto dal Ministro è silenzio

«Nonostante non ci siano dubbi che la maggior parte degli agenti di polizia abbia continuato a fare il proprio lavoro in modo impeccabile, testimonianze coerenti indicano che alcuni hanno fatto uso eccessivo della forza e hanno fatto ricorso a trattamenti crudeli, disumani o degradanti, o addirittura alla tortura».

Le tre sezioni principali del rapporto Hotspot Italia prendono in esame i maltrattamenti per le impronte digitali, lo “screening” delle persone sbarcate (che ha prodotto tra l’altro migliaia di “respingimenti” messi in mano a persone abbandonate a se stesse, senza i mezzi per lasciare l’Italia anche se lo volessero) e le «espulsioni ad ogni costo».

Amnesty precisa ancora di aver «inviato durante l’anno due lettere al ministro dell’Interno, On. Angelino Alfano, esprimendo preoccupazione in relazione ai risultati provvisori della ricerca e chiedendo informazioni sull’uso della forza e della detenzione per il rilevamento delle impronte digitali dei nuovi arrivati e sulla riammissione di cittadini di Paesi terzi, in particolare del Sudan. Il ministro Alfano non ha risposto ad alcuna delle lettere».

Allegati

Hotspot Italia, il comunicato (file .rtf)

Hotspot Italia, il rapporto integrale (file .pdf)

Leggi anche su Vie di fuga

Approccio hotspot, un fallimento

Sudan, il Paese che l’Italia considera sicuro

 

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