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L’Adriatico? Non è frontiera d’asilo

Nei porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi nel 2013 sono stati fermati 1.317 migranti irregolari. Otto su 10 sono stati riconsegnati alla Grecia in base a un discusso accordo bilaterale. Medu: “La maggior parte avrebbero avuto tutti i requisiti per chiedere protezione in Italia”.

Nel 2013 sono stati 1.317 i migranti irregolari rintracciati nei porti di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Di loro ben 1.091 (l’83%) sono stati riconsegnati alla Grecia, 178 risultavano minori e 117 hanno fatto richiesta d’asilo.

Le cifre, che hanno come fonte il ministero dell’Interno, sono state diffuse da Medu (Medici per i diritti umani), che monitora costantemente ciò che avviene sulla “frontiera” adriatica. «Le riammissioni dei migranti avvengono in base ad un accordo bilaterale messo più volte in questione da molte organizzazioni per la tutela dei diritti umani sia per i suoi contenuti sia per le modalità con cui viene applicato – ricorda Medu – La rotta adriatica dei migranti rimane perciò un problema aperto sia per il carico di sofferenza umana e i rischi concreti per coloro che la affrontano sia per le gravi questioni riguardanti il rispetto dei diritti fondamentali che pone all’Italia, alla Grecia e a tutta l’Unione europea».

Dei 1.317 migranti “rintracciati”, ben 509 sono stati fermati nel solo scalo portuale di Ancona: quasi nove su dieci di loro sono stati “riammessi” (cioè riconsegnati) in Grecia. Ma la percentuale di “riammissione” più alta è quella del porto di Brindisi, il 94% dei 340 fermati.

“Avrebbero diritto all’asilo”

Nel recente rapporto Porti insicuri, Medu aveva già documentato come «la maggior parte delle persone che vengono riammesse avrebbe tutti i requisiti per fare richiesta d’asilo in Italia, provenendo per la gran parte da paesi sconvolti da drammatici conflitti interni come la Siria, l’Afghanistan, la Somalia, il Sudan e l’Eritrea. Il respingimento in Grecia significa, per queste persone, tornare a vivere in condizioni inumane e degradanti in un paese piegato dalla crisi economica e da una violenza xenofoba senza precedenti, dove le possibilità di accoglienza e integrazione per i migranti sono ridotte al minimo e le tutele per i richiedenti asilo si dimostrano ancora oggi gravemente carenti».

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