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Nel barcone si stava stretti. Un video dei ragazzi del CCR di Reggio Emilia

I ragazzi del CCR (Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze) di Reggio Emilia hanno realizzato il video “Nel barcone si stava stretti”, trattando il tema dei rifugiati e dei richiedenti asilo da un punto di vista diverso. La storia di Zaman, rifugiato pakistano accolto in Italia, è stata rielaborata e ricostruita grazie anche alla collaborazione dei ragazzi del Liceo Artistico di Reggio Emilia. Ne abbiamo parlato con Elia Carlotti e i ragazzi del CCR.

Com’è nata l’idea di approfondire il tema delle migrazioni con i ragazzi?

Per rispondere a questa domanda devo presentare brevemente il progetto in cui loro sono inseriti. Il CCR (Consiglio Comunale dei Ragazzi) è stato ideato per favorire la promozione del benessere e la partecipazione dei bambini e dei ragazzi ad una cittadinanza attiva. Il gruppo in questione comprende dodici bambini e bambine (di età compresa tra i 9 e i 13 anni), aventi un mandato biennale, dopo essere stati eletti rappresentanti nelle loro classi.  Il programma e la modalità degli incontri derivano da un’attenta e partecipata discussione di gruppo, dove si scelgono insieme strategie e obiettivi del lavoro.

Questo significa favorire una cittadinanza attiva: coinvolgere i bambini in percorsi finalizzati ad una presa di consapevolezza rispetto a tematiche legate all’attualità, insieme alla possibilità di intervenire direttamente sul territorio e sulla vita pubblica della città.  Il tema delle migrazioni è emerso dopo una serie di incontri all’inizio del loro incarico, ovvero nel momento in cui il gruppo doveva scegliere un tema da affrontare. Dal concetto più generico di “differenze”, proposto sempre da loro, i bambini hanno deciso di affrontare il fenomeno delle migrazioni, dando vita ad un progetto che ha coinvolto diversi soggetti.

Come avete conosciuto Zaman e perché tra le tante storie è stata scelta proprio la sua?

Ci siamo messi in contatto con Zaman tramite l’Associazione Onlus Papa Giovanni XXIII, per la quale attualmente lavora e nella quale fu ospitato al suo arrivo in Italia. Abbiamo chiesto a quest’ultima la disponibilità di poter conoscere direttamente qualche storia di vita, incontrando persone disposte a condividere il loro vissuto.

I bambini hanno così conosciuto due ragazzi, entrambi provenienti dal Pakistan. La scelta su Zaman è stata motivata prima di tutto dalla sua migliore conoscenza della lingua italiana. Inoltre, la biografia di Zaman presentava al suo interno molti stimoli e scenari adatti ad un successivo lavoro di rielaborazione. Per ultimo, ma non meno importante, la sua straordinaria vitalità. Nonostante le sofferenze che ha dovuto sopportare, è stata forse la spinta maggiore per una collaborazione più che proficua.

Qual è stata la reazione dei bambini quando è stata proposta l’idea?

Come anticipato poco fa, uno dei presupposti del CCR è quello di ascoltare le proposte dei ragazzi e le loro idee inerenti ad aspetti molteplici dell’attualità. Alla storia di Zaman si è arrivati a poco poco, dopo una serie di incontri nei quali si è approfondito l’argomento. Non una proposta calata dall’alto dunque, ma l’esito di un percorso condiviso.

Com’è andato l’incontro tra i bambini e Zaman?

L’incontro è avvenuto presso la sede del CCR, sotto forma di intervista. Prima di questo appuntamento i bambini del CCR avevano preparato alcune domande da cui si è sviluppata l’intervista, che ha assunto spontaneamente il carattere di un racconto autobiografico. I bambini si sono dimostrati molto attenti e sensibili nel cogliere gli aspetti più critici dell’esperienza di Zaman, il quale non ha voluto omettere i momenti in cui ha provato paura, incertezza e dolore, creando una forte empatia tra lui e i bambini. Per molti di loro si è trattato di un primo approccio diretto con il tema delle migrazioni, dunque anche la loro curiosità ha consentito il buon esito di questo incontro. Come accennato in precedenza, la simpatia e la capacità di coinvolgimento di Zaman ha posto le basi per tutto il percorso intrapreso successivamente.

Per il futuro, considerato il riscontro positivo, avete in programma altre iniziative simili?

A percorso ultimato, cioè una volta conclusa l’animazione del video, abbiamo ragionato intorno alla modalità di diffusione e presentazione alla cittadinanza. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Papa Giovanni XXIII e alla disponibilità di un cinema comunale, abbiamo organizzato un evento di presentazione del nostro lavoro, inserendoci nel programma di iniziative “Città-Mondo” promosse dal Comune di Reggio Emilia in occasione della giornata Internazionale del Migrante e del richiedente asilo.

La serata ha visto la partecipazione di circa duecento persone, ed è stata interamente condotta dai bambini con la supervisione in fase preparativa di noi facilitatori. Attualmente, stiamo cercando di continuare a dare visibilità al nostro lavoro, mappando una serie di iniziative o percorsi già avviati sul territorio e non solo, in modo da favorire uno scambio tra realtà diverse che si occupano dello stesso tema.

E anche i ragazzi sono sembrati molto contenti. Ecco qui le domande a cui hanno risposto

Prima di incontrare Zaman cosa sapevate dei rifugiati e dei richiedenti asilo?
Sapevamo qualcosa solo grazie alla tv, le cose che sentivamo dire, nulla di vero e anche a scuola non se ne parla molto. Nella maggior parte dei casi i rifugiati vengono derisi e comunque anche isolati dalla società perché molta gente tende a essere superficiale. Anche sui richiedenti asilo, molti di noi non sapevano neanche che esistesse l’asilo e quindi che si potesse richiedere.

Come avete vissuto l’incontro con Zaman?
Diciamo che abbiamo un po’cercato di entrare, attraverso le sue parole e le sue risposte, nelle sue paure, nelle sue emozioni e, anche se non riuscivamo tanto a immedesimarci nella parte dei suoi familiari e dei suoi amici, capivamo il terrore che aveva della guerra. È stata un esperienza significativa perché è stato molto importante sapere cosa ha vissuto veramente e la rifarei volentieri.

Chi ha avuto l’idea del video?
L’idea del video deriva da una serie di ragionamenti che abbiamo fatto tutti insieme. Un nostro compagno ci aveva proposto di fare un progetto sulla differenza tra le scuole, sui diversi modi in cui si frequenta la scuola e vi si partecipa nelle varie parti del mondo, poi, grazie agli educatori, abbiamo pensato di parlare della differenza tra persone e siamo arrivati al tema delle migrazioni.

Vorrei sapere se è stato divertente realizzare il video e se vi ha fatto capire meglio la storia di Zaman
È stato molto divertente realizzare il video con i ragazzi del liceo artistico di Reggio Emilia e abbiamo capito molto meglio la storia. Abbiamo capito di più il concetto disegnando e creando la storia che quando lui la raccontava. Il video ci ha fatto immedesimare di più nella storia di Zaman.

Cosa è cambiato dentro di voi dopo aver conosciuto Zaman e dopo aver riflettuto sulla sua esperienza?
Dopo averlo conosciuto sono cambiate moltissime cose dentro di noi. Siamo tutti diventati tutti più maturi e siamo anche diventati meno superficiali su questo tema. Abbiamo imparato molte cose, per esempio cosa significa dover abbandonare il proprio paese, lasciare tutto e ricominciare da capo. Prima, quando incontravamo un migrante per strada non pensavamo a nulla, o pensavamo “chissà perché ha lasciato il suo paese ed è venuto qua”. Ora invece ci fermiamo a riflettere su cosa ha passato, su tutte le disavventure che ha vissuto e le cose che sta passando anche ora, come le discriminazioni che potrebbe subire. Anche se è triste da dire, oramai sono una cosa normale, perché moltissima gente non si ferma a pensare cosa hanno passato, ma pensa solo a se stessa e si chiede solo perché sono venuti in Italia: è una cosa brutta da pensare però molta gente lo fa.

Di sicuro ci siamo arricchiti culturalmente e abbiamo anche uno sguardo più critico sulle cose e magari, se vediamo qualcuno insultato o preso in giro perché è diverso, ci facciamo più attenzione mentre prima magari non ci avremmo fatto caso o avremmo lasciato perdere perché ora è diventato quasi normale vedere queste cose.

Consigliereste ad altri bambini come voi di fare un’esperienza simile?

Sì perché comunque è un’esperienza che arricchisce, anche culturalmente e poi è divertente da fare, conosci persone nuove e puoi fare nuove esperienze.

Si lo consiglierei ad altri bambini come me questa esperienza perché è molto bella. Qui ci sono sia persone più grandi sia persone più piccole di me a cui io la posso consigliare e così si può consigliare ancora ad altre persone, perché oltre all’esperienza in sé è molto bella anche la compagnia

Si lo consiglierei perché è stata molto divertente, ed è stato molto bello anche farsi nuovi amici, oltreché fare nuove conoscenze e se potessi tornare indietro nel tempo farei sempre la stessa scelta al CCR.

Si ringraziano Elia Carlotti e tutti i ragazzi del CCR per la disponibilità e per l’entusiasmo con cui hanno risposto alle domande.

Link del video: https://www.youtube.com/watch?v=mUrk9Z7uBRc

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One comment

  1. Salve a tutti, sono un’insegnante di scuola primaria di Reggio Emilia e ho letto con grande interesse e piacere il lavoro svolto dai ragazzi del CCR. Io non ero a conoscenza di questo gruppo, ma nonostante ciò, anch’io nella scuola dove ho lavorato quest’anno ho sviluppato un progetto dal titolo ” Tutti abbiamo dei diritti” con due classi quinte. Abbiamo parlato spesso dei migranti e dei rifugiati, dei loro diritti calpestati. Abbiamo incontrato un ragazzo, ospite di una struttura di Reggio Emilia, e ci ha raccontato la sua storia e il suo arrivo in Italia con un barcone. E’ stata un’esperienza molto forte, ma credo che abbia dato ai bambini maggiore consapevolezza del problema. Alla fine del percorso i bambini hanno fatto una restituzione alle famiglie dove era presente anche questo ragazzo ed il tutto è stato filmato da Telereggio. Essendo un’insegnante precaria non so dove insegnerò il prossimo anno, ma mi piacerebbe tenermi in contatto per eventuali collaborazioni o comunque per essere informata su altri eventuali progetti. Grazie dell’ascolto e complimenti a tutti! Continuate a diffondere il vostro impegno e sensibilità così che possano “contagiare” più persone!
    Ciao!! Boni Paola

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