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Regolamento Dublino, Strasburgo propone…

Dopo l’approvazione nei giorni scorsi, in sede di commissione Libertà civili del Parlamento Europeo, della sua attesa proposta per un nuovo regolamento di Dublino, pubblichiamo qualche nota per orientarsi e approfondire.

Il testo uscito dalla commissione Libertà civili (LIBE) giovedì 19 è il progetto di relazione preparato dall’eurodeputata Cecilia Wikström ed è stato approvato con 43 voti a favore e 16 contrari, senza astensioni.

Al centro del testo si trova (la proposta di) un radicale mutamento di prospettiva: il primo Paese di arrivo non è più automaticamente responsabile dell’esame e dell’accoglienza dei richiedenti asilo. L’attribuzione della responsabilità sarebbe invece basata sui “reali legami” della persona con uno Stato membro, quali la presenza di famigliari, l’avervi già vissuto in precedenza o avervi fatto gli studi.

«In assenza di questi legami – informa l’Europarlamento – i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati a uno Stato membro dell’UE in base ad un metodo di ripartizione fisso, non appena registrati e dopo un controllo di sicurezza e una rapida valutazione dell’ammissibilità della loro domanda di protezione. Ciò per evitare che gli Stati membri “in prima linea” si assumano una quota sproporzionata degli obblighi internazionali dell’Europa nei confronti delle persone bisognose e per accelerare le procedure di asilo».

Gli Stati membri che non rispettassero le norme rischierebbero di veder ridotto il loro accesso ai fondi UE.

Passato prossimo… e prossimo futuro

Il testo uscito dalla LIBE, che dovrà essere approvato formalmente dalla plenaria del Parlamento Europeo di novembre a Strasburgo, costituirà nei prossimi mesi il «mandato negoziale» dello stesso Parlamento per una trattativa tutt’altro che facile con i governi degli Stati membri in seno al Consiglio europeo. Per una nota informativa ufficiale sulla proposta di riforma, cliccare qui (testo in inglese).

Nel laborioso iter di riforma del regolamento Dublino III (quello oggi in vigore), la Commissione Europea aveva presentato la sua proposta per un nuovo sistema di Dublino nel maggio 2016. La relatrice del Parlamento europeo Wikström ha presentato un progetto di relazione alla LIBE nello scorso marzo.

I commenti

Movimenti e associazioni in questi giorni hanno espresso soddisfazione per il testo approvato il 19.

«È una buona notizia, anche se si tratta soltanto ancora di un annuncio, di un inizio – ha dichiarato don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes -. Però è un segnale importante, perché questo trattato di Dublino è ormai sorpassato dalla realtà dei fatti».

«È la prima volta che ci arriva un segnale positivo per quanto riguarda il sistema comune d’asilo, un segnale che non va in una direzione esclusivamente restrittiva – ha detto a Internazionale anche l’esperto di politiche sull’asilo Gianfranco Schiavone (ICS di Trieste, ASGi e Europasilo) -. La proposta della Commissione europea manteneva il principio del primo Paese d’ingresso, mentre il testo approvato dal parlamento lo elimina. Il richiedente quando arriva in Europa saprà che è irrilevante il punto di ingresso, non è detto che resterà nel primo Paese d’arrivo e in questo modo non si creeranno quei fenomeni di fuga che hanno caratterizzato la storia dei flussi migratori degli ultimi vent’anni in Europa».

E tuttavia, avverte Schiavone, anche il nuovo testo della LIBE ha degli elementi negativi, in particolare nel delicato settore dei trasferimenti di minori: «Questo nuovo approccio prevede che anche i minori siano soggetti a questa ripartizione, non tenendo conto del luogo in cui il minore è arrivato: il rischio è di spostare i minori da un Paese a un altro, mentre la Corte di giustizia (europea, ndr) ci ha ricordato che bisogna limitare gli spostamenti dei minori il più possibile».

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