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I dati in crescita e i buoni risultati della rete di “accoglienza integrata” sui quali fa il punto il nuovo “Atlante SPRAR 2016” devono essere valutati nell’insieme delle carenze e delle lacune del “sistema” d’accoglienza italiano. Sono solo 1.000, fra l’altro, gli enti locali che hanno capito come i progetti SPRAR siano la risposta migliore «rispetto a un’accoglienza spesso disordinata, in strutture alberghiere, che allarma le comunità».

Foto SPRAR 2017.

430 progetti finanziati nel 2015, 652 nel 2016. 800 enti locali coinvolti nel ’15, mille nel ’16. 29.698 le persone accolte nei progetti nel ’15, 34.039 nel ’16.

Ancora, l’anno scorso si è chiuso con la presenza di progetti SPRAR in 99 province su 110 (erano solo 93 nel ’15), in 19 regioni su 20. Ma i primi mesi del 2017 hanno registrato anche la new entry Valle d’Aosta, portando una qualche presenza, finalmente, in tutte le regioni del Paese.

Insomma, la rete di “accoglienza integrata” degli enti locali italiani continua a crescere. Lo certificano i dati del nuovo Atlante SPRAR 2016 presentato a Roma a fine giugno.

“Una risposta al caos (e al disagio dei cittadini)”

«Nel 2016 sono stati fatti passi in avanti verso un sistema di accoglienza sostenibile e diffuso sul territorio, puntando all’allargamento della rete dei Comuni – ha detto alla presentazione dell’Atlante Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato ANCI all’Immigrazione –. Siamo partiti da un dato di fatto: l’esigenza di dare una risposta al disagio dei sindaci e delle comunità rispetto a un’accoglienza spesso disordinata, in strutture alberghiere, che allarma le comunità».

Nell’ultimo anno sono cresciuti anche i posti per minori non accompagnati (MSNA), da 977 a 2.039, e quelli per le persone con disagio mentale o disabilità, da 280 a 574.

Cliccare per ingrandire: i servizi erogati in tutta Italia dai progetti SPRAR (fonte Atlante SPRAR 2016).

Spigolando fra i dati dell’Atlante, emerge che nel 2016 è aumentata pure l’incidenza dei beneficiari SPRAR che, al termine dei progetti, ne escono avendo «concluso il proprio percorso di integrazione» con un inserimento socio-economico. Questi rifugiati sono sempre meno della metà del totale dei beneficiari “in uscita” (e in molti casi, probabilmente, sono ancora esposti al rischio della precarietà sociale), però l’anno scorso sono stati 4 su 10, contro i 3 su 10 del 2015.

Per restare in argomento, sempre nel ’16 e sempre, purtroppo, in un contesto di semi-stagnazione economica, i progetti SPRAR italiani sono stati capaci di realizzare qualcosa come 2.842 inserimenti lavorativi: il 44% in più rispetto ai 1.972 del 2015.

CAS-SPRAR, sei a uno

Questi indubbi dati positivi vanno però considerati nell’insieme delle carenze e lacune del “sistema” d’accoglienza italiano nel suo complesso.

All’inizio di marzo di quest’anno, ad esempio, i richiedenti asilo e i rifugiati accolti nell’“eccellenza” della rete SPRAR erano 23.621. Ma nei 7.121 CAS, i centri dell’accoglienza “straordinaria” coordinata dalle Prefetture (come è noto, un’accoglienza meno efficace e di minor qualità), gli accolti erano sei volte tanto, 136.573. Un anno fa, nel marzo 2016, il rapporto era “solo” di uno a quattro.

Richiedenti asilo e rifugiati in accoglienza: la situazione complessiva al 1° marzo 2017

Centri di “prima accoglienza” CAS Rete SPRAR Totale
13.337 136.573 23.621 173.531

Fonte: Commissione d’inchiesta sul Sistema d’Accoglienza su dati Ministero dell’Interno

MSNA, quel comma perduto

Ancora: nel 2016 i 2.039 posti per MSNA hanno permesso di accogliere 2.898 bambini e ragazzi, contro i 1.640 del 2015. Ma appare sempre più remoto il traguardo stabilito dalla legge 190/2014 dell’inserimento di tutti i non accompagnati nella rete SPRAR (a quanto pare, un traguardo perduto nel comma 183 del suo unico articolo monstre, anche se ribadito di recente nella legge 47/2017 sui MSNA, art. 12): nel solo 2016 i MSNA sbarcati sono stati 25.800, e quest’anno ne sono già arrivati altri 9.800.

Se ad accogliere rimane un Comune su tre…

Certo, sbarchi e arrivi continuano ad aumentare. Ma sono ancora meno di uno su tre, appena 2.800, i Comuni italiani che hanno nel loro territorio un progetto SPRAR o anche solo un CAS (fonte del dato, il ministero dell’Interno).

Ancora il sindaco di Prato Biffoni tre giorni fa, a Firenze: «Tutti i Comuni devono fare la loro parte, un piccolo sforzo da parte di tutti significa alleggerire la pressione e aiutare nella risoluzione delle cose. Non credo che dieci persone possano costituire un problema in comunità di 3-4.000 abitanti».

Collegamenti

“… Ma il Ministero non tradisca la fiducia dei sindaci” (Servizio centrale SPRAR, 29 giugno 2017)

… E con Saint Vincent arrivò la Val d’Aosta: il “who’s who” dell’ultima graduatoria SPRAR (Dipartimento Libertà civili, 30 maggio 2017, vedere negli allegati)

Allegato

L’Atlante SPRAR 2016 (giugno 2017, file .pdf 6 mbyte)

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