I risultati dell’indagine globale del Mixed Migration Centre, frutto di decine di migliaia di interviste a migranti e a 450 trafficanti. «Le misure di controllo e repressione del traffico di esseri umani vengono applicate in modo incoerente e spesso aggirate attraverso la corruzione. Ma intanto contribuiscono a far lievitare i costi e i rischi dei percorsi migratori».

“Con mille paure abbiamo scelto la via dei trafficanti, perché le probabilità di morire sono molto alte” (dalla testimonianza di un giovane afghano di 24 anni giunto in Turchia).
«Nel 2023 la Commissione Europea ha affermato che il traffico di migranti non è mai stato così redditizio e così letale, malgrado un decennio di politiche e “piani d’azione” per stroncare il traffico. “Spezzare il modello di business dei trafficanti di esseri umani” e “distruggere le bande dei trafficanti” sono diventati slogan politici all’ordine del giorno. Eppure il traffico di migranti continua a prosperare. Questo fallimento è dovuto sia a un’eccessiva attenzione al versante dell’offerta (i servizi degli stessi trafficanti) – una strategia che non riesce a rispondere in modo costruttivo alla domanda di migrazione irregolare -, sia alle narrazioni e ai miti semplicistici e persistenti che circondano il fenomeno, ma anche alla scarsità di dati statistici e alla riluttanza dei politici ad utilizzare i dati e le conoscenze assodate già disponibili».
Uno sguardo finalmente esaustivo (diremmo serio) sul fenomeno viene offerto dal recente rapporto How smuggling really works a cura del Mixed Migration Centre (MMC), un centro di ricerca promosso dal Danish Refugee Council e che ha sede a Ginevra.
Il lavoro, che esplora fra l’altro l’impatto delle politiche anti-trafficking, si è basato su oltre 80 mila interviste a migranti lungo le principali rotte migratorie del mondo e su oltre 450 interviste a trafficanti in Africa occidentale e settentrionale.
Ne emerge il quadro di «un sistema complesso e adattabile, sostenuto da una domanda persistente a fronte di limitate opportunità di migrazione legale. Contrariamente a quanto si pensa, i migranti raramente si sentono costretti a ricorrere ai trafficanti e spesso li considerano dei “facilitatori” obbligati, seppur rischiosi, in assenza di alternative più sicure». Coloro che si affidano ai trafficanti, d’altra parte, corrono maggiori rischi di violenze, estorsioni e sfruttamento.
Quanto ai trafficanti, si tratta di persone comprensibilmente mosse soprattutto dal desiderio di profitto, con redditi di gran lunga superiori a quelli medi nazionali. Il loro “mestiere” rappresenta però una voce importante in molte economie locali, soprattutto in quelle dove scarseggiano altri mezzi di sussistenza.
Le misure di controllo e repressione vengono applicate in modo incoerente e spesso aggirate attraverso la corruzione. Ma intanto contribuiscono a far lievitare i costi e i rischi dei percorsi migratori, mentre le reti dei trafficanti sanno adattarsi con efficienza ai mutamenti dei controlli di frontiera.
Insomma, «i trafficanti sono visti da rifugiati e migranti a volte come criminali e a volte come protettori, ma il più delle volte come fornitori di servizi necessari. Anche chi si sente ingannato dai trafficanti a cui si era rivolto concorda: la loro figura aiuta a centrare l’obiettivo di raggiungere un altro Paese».
Si legge ancora in How smuggling really works: «Sebbene le persone che si mettono in viaggio affidandosi ai trafficanti riferiscano esperienze migratorie più negative e corrano rischi maggiori, la domanda di questo tipo di servizi proseguirà fino a che i migranti saranno costretti a ricorrere a canali irregolari per la mancanza di percorsi regolari alternativi».

How smuggling really works: le raccomandazioni
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Collegamento
Il rapporto How smuggling really works (file .pdf, in inglese, dicembre 2025, 6,42 mbyte)











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