L’inchiesta sull’accordo Italia-Albania per i centri migranti riceve il premio Daphne Caruana Galizia
Il premio Daphne Caruana Galizia, assegnato ogni anno ai migliori lavori di giornalismo d’inchiesta dal Parlamento Europeo, è stato attribuito quest’anno a un lavoro sull’accordo Italia-Albania a firma di un giornalista italiano, Giacomo Zandonini, e a una giornalista olandese, Maite Vermeulen, e pubblicato sulla piattaforma giornalistica dei Paesi Bassi De Correspondent. L’inchiesta analizza i due centri di Shëngjin e Gjadër, costruiti per accogliere i richiedenti asilo soccorsi in mare mentre le autorità italiane esaminano le loro domande e denuncia le violazioni dei diritti umani che qui avvengono. Secondo gli autori è stato speso un milione di euro a migrante: il calcolo è stato spaventosamente semplice: a fronte dei 259 milioni di euro spesi per le strutture nei primi due anni di attività sono state detenute, nel medesimo periodo, 256 persone, pari a circa 1 milione di euro a persona! “È una grande operazione di comunicazione, più che una politica che accelererebbe davvero i rimpatri [dei migranti]”, ha dichiarato Vermeulen a Euronews, sottolineando che l’approccio italiano non è né più economico né più efficace e non scoraggia gli arrivi irregolari. Il reportage di Zandonini e Vermeulen, intitolato Cuffed, caged, cast away: this is Europe’s ‘innovative solution’ for unwanted migrants, mette in discussione non solo la legittimità dei centri, aperti nel 2024, ma anche il fatto che siano diventati un modello per la politica migratoria europea, la quale registra diversi Paesi che cercano di istituire hub di rimpatrio per i migranti fuori dall’UE. I giornalisti hanno trascorso 18 mesi a indagare sull’accordo








