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Archivio Author: Redazione

“No CPR né a Castel Volturno né altrove”: 24 ottobre la manifestazione nazionale

Sabato 24 ottobre, alle ore 13.00, si terrà a Castel Volturno una manifestazione nazionale contro la realizzazione dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), con l’obiettivo di promuovere un modello di società fondato sui diritti, sull’accoglienza e sulla giustizia sociale. L’iniziativa nasce dall’appello di Mons. Pietro Lagnese e coinvolge numerose realtà sociali, associative e istituzionali, unite dalla richiesta di non destinare 43 milioni di euro alla costruzione di un CPR, ma di investire queste risorse nei servizi pubblici, nel sostegno alle persone più fragili, nel lavoro, nella scuola, nella salute e nell’integrazione. La manifestazione vuole inoltre richiamare l’attenzione sulla tutela del territorio, attraverso la bonifica delle aree inquinate, la salvaguardia dei fiumi e dei litorali, il contrasto agli sversamenti illeciti e all’abusivismo e la restituzione alla collettività degli spazi sottratti alla criminalità organizzata. L’iniziativa è aperta a cittadini, associazioni, sindacati, studenti, comunità migranti e a tutte le realtà che condividono l’impegno per una società più giusta, solidale e attenta ai diritti delle persone e alla tutela dell’ambiente. La partecipazione di tutti è importante per costruire insieme un futuro fondato sulla dignità, sulla solidarietà e sul bene comune.

Più migranti nei CPR, meno rimpatri dai centri

Nel 2025 gli ingressi nei CPR (Centri per il rimpatrio) sono stati oltre 6.800, il dato più elevato dal 2015. Ma nello stesso anno dai centri sono stati eseguiti poco più di 1.700 rimpatri, il 45% in meno rispetto al 2022. Il rapporto “Espulsioni” di ActionAid e Università di Bari offre la prima sistematica analisi empirica del funzionamento del sistema italiano di rimpatrio nel decennio 2015-2025. Lo studio prende in esame, fra l’altro, i costi economici e umani della detenzione dei migranti.

Da Roma a Lampedusa: due festival per dialogare e ricordare

A inizio ottobre a Roma e a Lampedusa si svolgeranno due piccoli festival di grande importanza: il Festival della nonviolenza attiva e il festival “Voci del Mediterraneo” legato alla XIII Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Il Festival della Nonviolenza Attiva si svolgerà il 2 e 3 ottobre e metterà in relazione associazioni, reti civiche, scuole, editoria e persone che vogliono contrastare la normalizzazione della violenza e costruire pratiche concrete di pace, cura e trasformazione sociale. Il festival “Voci del Mediterraneo” è cominciato il 30 settembre e terminerà il 3 ottobre promuovendo l’ascolto delle voci di chi viaggia, di chi accoglie, dei testimoni e delle nuove generazioni “perchè solo così si potrà realizzare l’unico progetto realistico per garantire la dignità di ogni essere umano”. Trasformiamo il ricordo della tragedia in un’azione collettiva basata sulla solidarietà, sui diritti umani e sull’inclusione. Siamo noi la possibilità di cambiare rotta. Il festival della nonviolenza attiva presenterà 5 panel tematici: 5 incontri di approfondimento su disarmo, migrazioni, diritti umani, ambiente e comunità educante. Il festival si propone come uno spazio di riflessione collettiva per uscire dall’economia della guerra e superare la cultura della violenza, promuovendo modelli educativi inclusivi e pratiche di solidarietà internazionale. Grande attenzione verrà data anche alla questione della militarizzazione della scuola con un evento specifico il giorno 3 ottobre (l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università parteciperà a una tavola rotonda nella Sala Montessori dal titolo “Disarmiamoci: come uscire dall’economia della guerra e dalla cultura della violenza per costruire la

TAI: “Piena solidarietà ai medici perquisiti, i CPR incompatibili con i principi costituzionali”

Da parte del Tavolo asilo e immigrazione (TAI), piena e completa solidarietà ai medici che sono stati sottoposti a perquisizioni personali e domiciliari e costretti a consegnare cellulari e computer personali, fino ad essere, al momento in un solo caso, formalmente indagati. Su Vie di fuga il comunicato stampa: “I sanitari non sono ausiliari delle politiche di sicurezza: il loro dovere è tutelare la salute delle persone in qualunque contesto, come prevede il codice deontologico”. Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) esprime piena e completa solidarietà ai medici che sono stati sottoposti a perquisizioni personali e domiciliari e costretti a consegnare cellulari e computer personali, fino ad essere, al momento in un solo caso, formalmente indagati. Come ha giustamente ribadito il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Filippo Anelli, i sanitari non sono ausiliari delle politiche di sicurezza: il loro dovere è tutelare la salute delle persone in qualunque contesto, come prevede il codice deontologico. La segnalazione del Ministero dell’Interno, in particolare del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, che ha dato il via all’indagine di Ravenna e la contestuale campagna politico mediatica sembrano puntare invece all’intimidazione dei medici professionisti che, semplicemente esercitando le loro funzioni, risultano un ostacolo per le politiche del governo. Il Tavolo Asilo Immigrazione ribadisce l’incompatibilità dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) con i principi sanciti costituzionalmente, in particolare gli artt.13 e 32, in quanto luoghi patogeni di violazione costante e quotidiana dei diritti fondamentali. Nel gennaio 2026 il secondo rapporto di

Frontiera del Nordovest: dopo la chiusura del Rifugio Massi un futuro incerto

Pubblichiamo l’appello dei volontari dell’associazione Sentieri solidali diffuso alla vigilia della chiusura per mancanza di fondi del Rifugio Massi di Oulx, in alta Valle di Susa (avvenuta, come annunciato, il 1° settembre): “In questi giorni sono intervenuti numerosi giornali e TV, anche a seguito di una riunione tenutasi nei giorni scorsi presso la Prefettura. In alcuni casi i titoli sono stati molto ottimistici… Ma la riapertura del Rifugio Massi purtroppo non è dietro l’angolo…”.

GMMR 2026: “Anche uno solo di questi bambini…”, il Messaggio di papa Leone

  Dopo nove anni i bambini e i ragazzi tornano al centro della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: porta il titolo “Anche uno solo di questi bambini” il Messaggio di papa Prevost per la 112ª edizione della Giornata, che sarà celebrata il prossimo 27 settembre.  

Piano nazionale di attuazione. Finalmente reso pubblico

Dopo 4 mesi il Piano nazionale di attuazione è stato finalmente reso pubblico. È stata necesaria una sentenza del TAR e tanta pazienza ma comunque rimangono oscurate le parti relative ai costi di gestione delle nuove norme. L’Italia sta organizzando l’applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e, soprattutto, quali strutture, personale e risorse economiche prevede di mettere in campo.  Il documento, chiamato Piano nazionale di attuazione, è, in sostanza, una sorta di piano dei lavori: indica cosa bisogna cambiare, quali strutture servono, quanto personale occorre e come dovrebbero funzionare le varie procedure. Ma facciamo un passo indietro… Luca Rondi, giornalista di AltrEconomia aveva chiesto di poter vedere il Piano ma Ministero dell’Interno non glielo aveva fornito. Il giornalista si è quindi rivolto al TAR del Lazio, che a marzo 2026 ha stabilito che il Ministero deve consentire l’accesso al Piano. Non essendoci risposta concrete Il giornalista ha quindi avviato a maggio un giudizio di ottemperanza, cioè una procedura con cui si chiede al giudice di obbligare concretamente una pubblica amministrazione a rispettare una precedente sentenza e solo a luglio il Ministero ha trasmesso il documento. E neppure nella sua interezza visto che sono state oscurate le parti relative ai costi.    Il Piano nazionale di attuazione mostra come il Governo italiano ha programmato di adeguare il sistema di gestione dell’immigrazione alle nuove regole europee. Il documento riguarda numerosi aspetti, tra cui l’identificazione dei migranti, i controlli alle frontiere, le procedure per l’asilo, l’accoglienza, i rimpatri, il trattenimento nei

Ceuta e la fortezza Europa

Negli ultimi giorni la città di Ceuta, territorio spagnolo situato sulla costa del Marocco, è stata interessata da un eccezionale afflusso di migranti. Di fronte a questa situazione il governo italiano non ha perso tempo e ne ha approfittato per riportare il tema della migrazione al centro del dibattito europeo (con i soliti toni di allarme e urgenza). A Ceuta in un periodo di tempo brevissimo, migliaia di persone hanno cercato di entrare nell’enclave, mettendo sotto forte pressione le autorità spagnole. Secondo il governo di Madrid, questa situazione è stata favorita anche dalla diffusione di false informazioni sui social network e da un temporaneo allentamento dei controlli sul lato marocchino della frontiera. Di fronte a questa situazione, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni ha definito quanto accaduto non solo un problema della Spagna, ma una questione che riguarda la sicurezza di tutta l’Unione europea. Per questo motivo, l’Italia ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli nei confronti della Spagna, utilizzando le norme previste dagli accordi di Schengen che consentono, in circostanze eccezionali, di ripristinare i controlli alle frontiere interne. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che parte dei migranti arrivati a Ceuta possa successivamente spostarsi verso il territorio italiano. La decisione italiana ha suscitato la reazione del governo spagnolo. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha criticato la scelta di Roma, sostenendo che la crisi migratoria di Ceuta dovrebbe essere affrontata con uno spirito di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione europea. Secondo la Spagna, infatti, Ceuta rappresenta

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