Una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Torino ha espresso preoccupazione per il proseguimento del progetto Rifugio diffuso della Città, nato nel 2008 e primo in Italia a sperimentare azioni di accoglienza in famiglia rivolte ai rifugiati e ai richiedenti asilo.

«Si rinnovano gli allarmi sulla prosecuzione di Rifugio diffuso, progetto della Città di Torino nato nel 2008 e primo in Italia a sperimentare azioni di accoglienza in famiglia rivolte a rifugiati e richiedenti asilo…».
Nei giorni scorsi la questione è arrivata in Sala Rossa, sede del Consiglio comunale del capoluogo subalpino, con una mozione approvata all’unanimità: recenti disposizioni del Viminale – spiega una nota del Consiglio – prevedono dal 2025 la rendicontazione precisa di quanto speso del contributo ricevuto dalle famiglie accoglienti nell’ambito dei progetti SAI per il vitto e l’alloggio dei rifugiati accolti (un contributo che in precedenza era forfettario). Ma questo sta creando difficoltà alle famiglie nel giustificare numerose spese a carico di tutta la famiglia ospitante: dal pane quotidiano alle bollette per luce e gas.
«Sono stati 300 i giovani accolti in famiglia – ha spiegato sempre in questi giorni Sergio Durando, direttore dell’Ufficio pastorale migranti dell’Arcidiocesi di Torino, al settimanale La voce e il tempo -: ragazzi e ragazze che hanno seguito con successo i loro percorsi di integrazione, conquistando tutti l’autonomia, vivendo un clima sereno che in molti casi ha creato un forte legame, anche affettivo, tra ospitanti e ospiti. Per le stesse famiglie si è rivelata un’esperienza molto interessante, di apertura al mondo e di scambio intergenerazionale».
Inoltre, come denuncia la mozione comunale, il Manuale rendicontazione SAI dell’aprile 2025, emanato dal Servizio centrale SAI del ministero dell’Interno, ha «di fatto limitato la piena integrazione del progetto Rifugio diffuso nei percorsi di accoglienza, relegando tale attività esclusivamente ad azione finalizzata alla conclusione dei progetti e quindi di fatto residua rispetto ai progetti SAI di accoglienza in struttura».
La mozione votata sotto la Mole (primo firmatario Pierino Crema) ha impegnato la Giunta comunale torinese a coinvolgere la Regione Piemonte perché il progetto possa proseguire con i finanziamenti adeguati, a sollecitare ANCI a farsi carico del problema, a sollecitare il ministero dell’Interno a correggere le modalità di rendicontazione e a individuare, sempre per la prosecuzione dell’iniziativa, le eventuali risorse necessarie dalla fine dell’anno.
Rifugio diffuso, i numeri di un’esperienza di successo
Fonte: Consiglio comunale di Torino su dati ricerca Il progetto Rifugio diffuso: pratiche e reti di accoglienza (Politecnico e Università di Torino) |















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