Dopo l’importante sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito che le norme sulla “detenzione amministrativa” dei migranti nei Centri per il rimpatrio (CPR) sono incostituzionali, ma anche che spetta al legislatore adeguarle. La sentenza ha già contribuito (sia pure con altre ciricostanze) alla liberazione di almeno un “trattenuto” nel CPR di Macomer (NU). Mentre uno studio legale milanese ha già presentato tre nuove istanze di liberazione dal CPR di via Corelli.

«La Corte lancia un messaggio preciso al decisore politico: trattenere una persona all’interno di un CPR significa limitare la sua libertà personale. E questo non può avvenire senza che siano garantiti diritti fondamentali, come previsto dall’articolo 13 della Costituzione. Nel farlo, tuttavia, la Corte si è limitata a dare un monito, una raccomandazione al legislatore di intervenire, rinunciando ad un intervento più decisivo, auspicato dalla dottrina e dalla società civile. Una mancanza di coraggio, verrebbe da dire». Gli avvocati Salvatore Fachile e Gennaro Santoro riassumono così per Meltingpot Europa il senso della sentenza n. 96 della Corte costituzionale sui Centri di detenzione per il rimpatrio depositata il 3 luglio.
«Nonostante tale limite – continuano i due avvocati – la sentenza ha potenzialità enormi. Anche nell’ipotesi, paventata frettolosamente dal Governo, di un decreto legge che definisca al ribasso i diritti dei trattenuti nei CPR. Ciò perché è la stessa sentenza a ribadire – sia pur in modo contorto – che i diritti di chi è detenuto in CPR non possono essere minori di quelli che sono garantiti a chi è in carcere. Si tratta dunque di avviare sistematicamente contenziosi individuali (con gli scarni rimedi giurisdizionali oggi a disposizione, a partire dall’istituto del riesame) per chiedere l’immediata liberazione di chi è privato della libertà personale in un contesto privo di regole.
La sentenza della Consulta ha già contribuito (sia pure con altre ciricostanze) alla liberazione di un “trattenuto” nel CPR di Macomer (NU): l’ha decisa il 4 luglio la Corte d’Appello di Cagliari.
Il 7, invece, la Corte d’Appello di Roma ha liberato quattro “trattenuti” al CPR di Ponte Galeria e di uno deportato a Gjader, in Albania; per un sesto, ancora, sempre nella capitale ha disposto la liberazione il Giudice di pace. Tutte e sei le decisioni – riferisce il quotidiano Il manifesto – non hanno avuto come motivazione la sentenza depositata il 3 luglio, bensì situazioni personali.
Però fanno riferimento ad essa tre nuove richieste di liberazione immediata dal CPR di via Corelli di Milano: le ha appena presentate uno studio legale del capoluogo lombardo.
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