L’UNHCR nel rapporto Protection Eroded: The Human Cost of Underfunding — La protezione compromessa: il costo umano della carenza di fondi — fotografa le conseguenze della drastica riduzione dei finanziamenti internazionali destinati all’assistenza umanitaria. Si stima che 8 milioni di persone non possano più raggiungere nessuna forma di sostegno da parte di UNHCR.
I numeri parlano senza fraintendimenti: i fondi disponibili per l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati sono passati da 5,2 miliardi di dollari nel 2024 a 3,9 miliardi nel 2025. Alla fine dello scorso luglio, l’Unhcr aveva ricevuto appena il 32% degli 8,5 miliardi necessari per il 2026, mentre il numero delle persone bisognose di protezione resta su livelli storicamente elevati. A pagare per primi le conseguenze dei tagli sono donne e bambini con la chiusura o il ridimensionamento dei presidi nutrizionali (ad esempio nei campi in Etiopia e Bangladesh). Ma le conseguenze sono di ampissima portata: dal blocco delle cure non urgenti al mancato riconoscimento legale. Centinaia di migliaia di persone rischiano infatti di rimanere senza registrazione ufficiale. Senza documenti non possono accedere al mercato del lavoro, alla sanità locale o alla scuola.
L’UNHCR sta denunciando un’altra gravissima realtà che ha radici lontane ma si sta facendo sempre più stringente: la minor flessibilità nel destinare risorse (ormai molto scarse) là dove sarebbero più necessarie. Infatti il passaggio dal 19% al 51% dei fondi vincolati tra il 2022 e il 2026 descrive il fenomeno dell’earmarking, che sta riducendo drasticamente l’autonomia decisionale dell’UNHCR nella gestione delle risorse umanitarie. Questo vincolo rigido impedisce all’agenzia di riallocare i fondi verso le emergenze più critiche e dimenticate, trasformando un organismo di protezione globale in un esecutore burocratico di progetti frammentati.















No comment yet, add your voice below!