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Forum per cambiare l’ordine delle cose: “Accesso alla protezione, troppi gli ostacoli nelle Questure”

La rete nazionale del Forum per cambiare l’ordine delle cose ha chiesto un incontro con il ministero dell’Interno dopo aver riscontrato sul territorio tempi spropositati, uffici inaccessibili e richieste illegittime da parte delle Questure nella gestione delle pratiche di protezione internazionale. «Sulle varie prassi contrarie alla normativa diversi Tribunali sono già intervenuti con sentenze che rilevano l’illegittimità di tali procedure. Ma non è più tollerabile che le aule giudiziarie debbano intervenire caso per caso per far rispettare la normativa alle stesse istituzioni, che invece dovrebbero esserne garanti».

 

(Foto Pxfuel).

Tempi spropositati, uffici inaccessibili, richieste illegittime per poter andare avanti con le pratiche: secondo la rete del Forum per cambiare l’ordine delle cose «sono ancora troppe le prassi che ostacolano l’accesso alla protezione internazionale». Il Forum ha chiesto oggi un incontro al ministero dell’Interno, e in particolare al dipartimento di Pubblica sicurezza, in una lettera-appello che raccoglie un’ampia serie di disfunzioni registrate sul territorio del Paese.

Per molti richiedenti asilo l’accesso alle Questure rimane tutt’altro che semplice. «Diversi uffici – si legge nel documento – non consentono la prenotazione di un appuntamento, obbligando le persone a presentarsi di persona sperando di riuscire ad entrare e formalizzare la domanda di Protezione… Anche i progetti di accoglienza sperimentano difficoltà nel prendere gli appuntamenti, che vengono calendarizzati a distanza di mesi dalla richiesta». Richiedenti asilo e operatori faticano anche solo a comunicare con gli uffici.

Ancora, le norme dicono che chi manifesta l’intenzione di chiedere protezione deve essere subito inserito in un progetto di accoglienza. Ma «nella realtà non sempre questo avviene: in diverse Questure l’ingresso del richiedente avviene solo dopo la formalizzazione della domanda, con compilazione del relativo modello. Una prassi che spesso costringe molte persone a trovare alloggi di fortuna, dato che spesso tra la manifestazione di volontà e l’effettiva richiesta di protezione passano giorni, se non settimane o mesi». 

Ora e sempre “problema residenza”

(Foto Pxfuel).

Per la formalizzazione delle domande d’asilo spesso le Questure chiedono documenti non previsti dalla normativa. E si registrano prassi simili anche per chi fa istanza di rinnovo di un permesso di soggiorno o ne richiede la conversione dai motivi di protezione a quelli di lavoro.

«In particolare – denuncia il Forum – la residenza sembra essere diventata sempre più un problema insormontabile, in particolare nelle grandi città: la sua illegittima richiesta, avanzata dalle Questure per il rilascio o il rinnovo dei documenti, si scontra con la difficoltà di molte persone straniere ad ottenerla. L’istituto della residenza virtuale non sempre viene utilizzato, e mostra comunque grandi limiti, primo fra tutti i tempi di attesa per la sua attivazione, come nota la Diaconia valdese (curatrice a luglio di un dossier sulle prassi illegittime delle Questure). Una situazione che lascia spazio a truffe: molte persone sono costrette a rivolgersi a conoscenti od organizzazioni che rilasciano dichiarazioni di ospitalità fittizie dietro il pagamento di una somma di denaro».

“Procedimenti pendenti”, bisogna osservare la circolare

La normativa non viene rispettata neanche nella trattazione dei procedimenti pendenti: «Molte domande di protezione non sono state esaminate alla luce dei requisiti previsti dalla legge attuale (la 173/2020). Diverse persone sono rimaste di fatto bloccate dal rifiuto di acquisire la documentazione relativa ai nuovi requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale, espresso da molte Questure che si sono basate piuttosto sui pareri già espressi, ma non notificati in via definitiva, dalle Commissioni: un comportamento illegittimo, dato che in mancanza di notifica al destinatario la procedura non si considera conclusa, come evidenziato dalla circolare interpretativa (la CM del 19 luglio 2021, ndr), che su questo punto è intervenuta in modo specifico».

Quei ritardi che frenano l’integrazione

Il documento inviato al Viminale ricorda poi i «tempi incredibilmente dilatati per la formalizzazione delle domande di protezione. Dalla manifestazione di interesse alla concretizzazione della domanda possono passare mesi, persino un anno o più: seri ritardi che ostacolano l’inserimento delle persone nel sistema di accoglienza e ne impediscono l’accesso al lavoro e ai servizi». Mentre i funzionari degli uffici Immigrazione delle Questure lavorano spesso in modo superficiale e frettoloso nel trattare le varie pratiche.

Conclude il Forum per cambiare l’ordine delle cose: «Sulle varie prassi contrarie alla normativa diversi Tribunali sono già intervenuti con sentenze che rilevano l’illegittimità di tali procedure: è il caso ad esempio delle sentenze di LecceNapoli, Bologna, Rimini, Roma. Ma non è più tollerabile che le aule giudiziarie debbano intervenire caso per caso per far rispettare la normativa alle stesse istituzioni, che invece dovrebbero esserne garanti. Per questo è urgente un’assunzione di responsabilità del governo, e nello specifico del dipartimento di Pubblica sicurezza, con l’obiettivo di coordinare gli uffici Immigrazione delle Questure verso una corretta applicazione della normativa».

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1 commento

  1. Andare alla Questura in ufficio immigrazione è una sfida ormai non c’è nessuno che si occupi di ordine.Appena si apre porta tutti vanno davanti senza rispettare la fila è prendono numeri.Ora con profughi ucraini la situazione peggiorata.Non interessa nessuno di organizzare servizio ai immigranti.Sono depressa per questo motivo.


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