Fra il 6 e il 13 agosto, con cinque provvedimenti d’urgenza il Tribunale di Roma ha ordinato al governo italiano di rilasciare visti d’ingresso a persone che vivono nella Striscia di Gaza. Ma un mese dopo i documenti non ci sono ancora. *** Aggiornamento 15 settembre: due nuovi provvedimenti del Tribunale della capitale ***

Fra il 6 e il 13 agosto, con cinque pronunce il Tribunale di Roma ha ordinato al governo italiano di rilasciare visti d’ingresso per motivi umanitari o familiari a persone che vivono nella Striscia di Gaza.
È passato un mese, la situazione, anzi il disastro umanitario della Striscia si aggrava di giorno in giorno, ma il Consolato italiano competente, quello di Gerusalemme, i visti non li ha ancora emessi. Nonostante debba farlo per ordine giudiziario e non con provvedimenti discrezionali.
L’ASGI, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, segue la vicenda fin dall’inizio. Poi, il 29 agosto, ha denunciato: «È inaccettabile il silenzio del Consolato italiano a Gerusalemme, del ministro degli affari Esteri e del Governo tutto di fronte agli ordini di rilascio di visti umanitari o per famiglia impartiti dal Tribunale di Roma per cinque nuclei familiari di gazawi. Si tratta di nuclei con molti minori, o giovanissimi, alcuni malati, anziani, il coniuge di una cittadina italiana, persone costrette a spostarsi di ora in ora per sfuggire alla morte, alcuni target specifici dell’esercito israeliano».
Ma oggi, 12 settembre, l’associazione ha confermato a Vie di fuga che non ci sono novità. Si sa che al Consolato ci sono dei numeri di pratica, che le procedure sono “avviate”. Però i visti d’ingresso continuano a mancare. Intanto, da Gaza arrivano notizie inquietanti, fra ordini di evacuazione mentre si bombarda, di fatto, casa per casa con le persone all’interno.
Sempre il 29 agosto, l’ASGI avvertiva: «Lo Stato italiano deve agire immediatamente, nessun ulteriore ritardo è giustificabile.Tutti i palestinesi devono avere gli stessi diritti. Riterremo responsabile lo Stato italiano della colpevole inerzia se qualcuno dei nostri assistiti dovesse morire o subire ulteriori gravissimi danni».















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