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Piano nazionale di attuazione. Finalmente reso pubblico

Dopo 4 mesi il Piano nazionale di attuazione è stato finalmente reso pubblico. È stata necesaria una sentenza del TAR e tanta pazienza ma comunque rimangono oscurate le parti relative ai costi di gestione delle nuove norme.

L’Italia sta organizzando l’applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e, soprattutto, quali strutture, personale e risorse economiche prevede di mettere in campo.  Il documento, chiamato Piano nazionale di attuazione, è, in sostanza, una sorta di piano dei lavori: indica cosa bisogna cambiare, quali strutture servono, quanto personale occorre e come dovrebbero funzionare le varie procedure.

Ma facciamo un passo indietro… Luca Rondi, giornalista di AltrEconomia aveva chiesto di poter vedere il Piano ma Ministero dell’Interno non glielo aveva fornito. Il giornalista si è quindi rivolto al TAR del Lazio, che a marzo 2026 ha stabilito che il Ministero deve consentire l’accesso al Piano.

Non essendoci risposta concrete Il giornalista ha quindi avviato a maggio un giudizio di ottemperanza, cioè una procedura con cui si chiede al giudice di obbligare concretamente una pubblica amministrazione a rispettare una precedente sentenza e solo a luglio il Ministero ha trasmesso il documento. E neppure nella sua interezza visto che sono state oscurate le parti relative ai costi. 

 

Il Piano nazionale di attuazione mostra come il Governo italiano ha programmato di adeguare il sistema di gestione dell’immigrazione alle nuove regole europee. Il documento riguarda numerosi aspetti, tra cui l’identificazione dei migranti, i controlli alle frontiere, le procedure per l’asilo, l’accoglienza, i rimpatri, il trattenimento nei centri, l’assistenza legale e l’organizzazione del personale amministrativo e giudiziario.

Vediamo alcuni punti del documento: 

  1. gli hotspot. Il Piano prevede di ampliare queste strutture, in modo da poter gestire un numero maggiore di arrivi. Sono previste anche le procedure di frontiera, attraverso le quali alcune domande di asilo possono essere esaminate direttamente alla frontiera, senza che la persona venga immediatamente inserita nel normale sistema di accoglienza. Per questo sono necessarie strutture specifiche, sia per l’accoglienza sia per il trattenimento, comprese strutture adatte alle persone vulnerabili.
  2. i CPR. Il Piano prevede di aumentare di almeno 200 posti la capacità dei centri e, secondo le stime citate nell’articolo, di costruire cinque nuovi CPR, con un costo di circa 210 milioni di euro.
  3. il sistema giudiziario. L’introduzione di nuove procedure richiede inoltre un potenziamento del sistema giudiziario. Le decisioni negative sulle domande di asilo possono infatti essere contestate davanti a un giudice e, aumentando il numero delle procedure, possono aumentare anche i ricorsi. Per questo sono previste 1.403 nuove figure tra magistrati e funzionari, con una spesa stimata di circa 327 milioni di euro. A questa si aggiungono circa 507 milioni destinati al gratuito patrocinio, cioè all’assistenza legale a spese dello Stato per chi non dispone di sufficienti risorse economiche.

L’attuazione del nuovo sistema potrebbe costare all’Italia oltre 2 miliardi di euro in cinque anni. Questa cifra non rappresenta denaro destinato ai migranti, ma comprende i costi necessari per far funzionare l’intero sistema: personale, tribunali, assistenza legale, strutture di accoglienza e trattenimento, controlli, sistemi informatici e altre attività amministrative. 

In altre parole  tutti questi soldi servono soprattutto per creare un sistema di controllo, trattenimento e successivamente rimpatrio delle persone la cui domanda viene respinta senza neppure passare dal via.

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