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“Noi, i braccianti di Torretta Antonacci, ostaggi della burocrazia e assediati dalla sete”

 

I braccianti del “ghetto” foggiano di Torretta Antonacci, nel comune di San Severo, hanno occupato la basilica di San Nicola di Bari chiedendo condizioni dignitose e i permessi di soggiorno cui hanno diritto: “Viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni». L’incontro con il presidente della Regione De Caro e gli impegni assunti dal governatore.

 

 

«Il presidente si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul Governo e sul Ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori. È il punto per noi decisivo: viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni. Chi porta avanti l’agricoltura di questo Paese ha diritto a un documento, a un contratto vero, a una vita da persona libera. Se i governatori del Sud faranno fronte comune, il Governo Meloni non potrà più voltarsi dall’altra parte».

Il presidente è il presidente della Puglia Antonio Decaro. I lavoratori invece sono i braccianti del “ghetto” di Torretta Antonacci, nel Foggiano, che oggi, in 200, hanno occupato la basilica di San Nicola di Bari e, dopo cinque ore, hanno ottenuto un incontro con il governatore regionale.

Decaro, informa un comunicato dell’USB Braccianti, si è impegnato a venire a Torretta Antonacci la prossima settimana, «per rendersi conto di persona della situazione disastrosa in cui vivono 2.000 braccianti e di come sono stati indegnamente buttati dalla finestra i 30 milioni del PNRR che dovevano risolvere questo problema».

Commenta ancora il sindacato: «Lo aspettiamo. Non in visita di cortesia, ma per camminare tra le baracche, toccare le lamiere roventi, vedere i serbatoi vuoti. E per uscirne con un impegno di reinvestimento: quei 30 milioni persi vanno rimessi sul tavolo con fondi veri.

Ma prima di tutto il presidente della Puglia si è impegnato ad affrontare e risolvere in tempi rapidi il ripristino e il rifornimento costante dei serbatoi d’acqua della baraccopoli. «Perché questa è la realtà che abbiamo raccontato al presidente guardandolo negli occhi: a 40 gradi l’acqua finisce immediatamente, e 2.000 persone si azzuffano per riempire una tanica d’acqua. Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete» al bordo dei campi.

Collegamenti

Il comunicato dell’USB Braccianti (6 luglio 2026)

Torretta Antonacci: le vite dei migranti spremute come i pomodori che raccolgono (FLAI-CGIL 4 aprile 2026)

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