La fine dell’attività, dopo la riduzione degli ultimi mesi, è dovuta alla mancanza di contributi istituzionali. La denuncia dell’associazione On Borders: «Il clima rigido, le temperature sotto zero e poi la neve sono ormai tragicamente prossimi. Ritorneremo ad avere vittime tra un’umanità già troppo offesa». Tutti i dati dell’ultimo monitoraggio dell’associazione.

Dal 1° settembre il Rifugio Fraternità Massi di Oulx, dal 2018 principale presidio umanitario della frontiera alpina tra Italia e Francia, sarà costretto a chiudere perché sono venuti a mancare i contributi istituzionali.
Già negli ultimi mesi il Rifugio era stato costretto a ridurre drasticamente l’attività, sospendendo l’accoglienza diurna. Quest’ultima si è spostata in strada, in un “presidio” formato da due container messi a disposizione dall’ONG Rainbow for Africa e trasportati dal Rifugio stesso alla stazione di Oulx. Uno è dedicato alle cure mediche e alla consulenza legale dalle 6.30 alle 10 di sera, l’altro è a disposizione dei volontari.
Ma denuncia oggi l’associazione On Borders, che segue da tempo l’evoluzione della frontiera alpina del Nordovest: «Il clima rigido, le temperature sotto zero e poi la neve sono ormai tragicamente prossimi», e con la chiusura del Fraternità Massi «ritorneremo ad avere vittime tra un’umanità già troppo offesa. Abbiamo triste conoscenza di quanto la montagna possa essere severa: dal 2018, 11 morti e quattro dispersi fra le persone in cammino».
On Borders ha appena aggiornato in un sintetico rapporto il quadro della “rotta” migratoria dell’alta Valle di Susa. «La frontiera continua a registrare un flusso migratorio significativo e caratterizzato da una crescente vulnerabilità delle persone in transito», vi si legge. E Oulx si è confermato sempre di più come «snodo sicuro per le persone più fragili, vulnerate ed offese dai regimi di frontiera. I dati di questi ultimi anni su famiglie monoparentali, donne sole (di cui molte minorenni) e minori non accompagnati confermano questa criticità».
Questi i dati chiave dell’ultimo semestre: tra gennaio e giugno 2026 sono stati registrati a Oulx 4.279 nuovi arrivi (- 11% rispetto al 2025), 5.577 partenze verso la frontiera francese (- 12%), 812 minori stranieri non accompagnati (MSNA, un quinto del totale degli arrivi). Invece i respingimenti ai posti di frontiera con la Francia (quasi tutti al colle del Monginevro, pochissimi Bardonecchia, al varco del tunnel del Frejus) sono stati 1.373, un quarto delle partenze e in aumento del 7% rispetto all’anno precedente.
«La diminuzione degli arrivi non rappresenta un cambiamento strutturale della rotta alpina. Al contrario, oltre 4.000 persone hanno continuato a transitare in soli sei mesi, confermando Oulx come uno dei principali punti di attraversamento verso la Francia».
La composizione nazionale delle persone in transito ha visto nel periodo un aumento esponenziale dei migranti sudanesi, 2.884 persone, oltre due terzi del totale e più che quadruplicati rispetto al primo semestre ’25 (una cifra legata alla spaventosa crisi umanitaria in questo Paese africano, causata dalla guerra civile scoppiata nel ’23). Seguono le cittadinanze etiope con 799 persone, marocchina con 474, eritrea con 365, algerina con 107 e poi tunisina, egiziana, afghana, ivoriana e nigeriana.
«Possiamo constatare che i flussi dalla Tunisia si sono quasi azzerati e sono diminuiti gli arrivi delle persone provenienti dall’area subsahariana occidentale (Guinea, Camerun, Costa d’Avorio). Sia il raffronto tra sbarchi in Italia e arrivi ad Oulx di persone provenienti dal Sudan, sia il rilevamento empirico sul campo dei percorsi delle persone migranti, documentano la esponenziale crescita degli arrivi dalla rotta che dal Mediterraneo orientale, dalla Libia a Creta, si inoltra nei Balcani fino ad arrivare a Trieste e da lì a Oulx». Ma si è anche intensificato il passaggio di migranti partiti dal Maghreb.
Il nuovo report di On Borders pone l’accento, come sempre, anche sulle categorie “vulnerabili“. L’arrivo di MSNA è stato notevolmente inferiore rispetto al primo semestre ’25 (- 43%), ma la presenza di questi ragazzi «continua a richiedere interventi con particolari attenzioni». E’ invece cresciuto l’arrivo di donne sole, particolarmente numeroso nello scorso giugno con 60 donne, quasi la metà del totale registrato da gennaio. Sono state numerose anche le famiglie, 22 con ben 45 bambini.
Ma ancora, «tra le persone che si devono includere tra i vulnerabili sicuramente ci sono coloro che hanno subito tortura, violenza e trattamenti inumani e degradanti e che continuano a patire conseguenze fisiche e psicologiche».
Conclude On Borders: «Il primo semestre del 2026 dimostra che la rotta alpina rimane un corridoio migratorio stabile e strategico. La lieve diminuzione degli arrivi non giustifica il ridimensionamento di un presidio umanitario essenziale per un’accoglienza dignitosa. Al contrario, l’aumento dei respingimenti, il mutamento delle nazionalità, la presenza di centinaia di minori e l’elevata vulnerabilità delle persone in transito confermano la necessità di rafforzare, e non ridurre, la capacità di accoglienza del Rifugio Fraternità Massi. La continuità di questo servizio rappresenta non solo una risposta umanitaria, ma anche uno strumento assolutamente necessario di tutela della salute pubblica, di prevenzione dei rischi lungo la frontiera e di garanzia dei diritti fondamentali delle persone migranti».














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