“La solidarietà non si ferma”, chiariscono i volontari del centro di accoglienza per migranti in transito in alta Valsusa, “ma anche una riduzione parziale dell’accoglienza ha conseguenze concrete sulla sicurezza e sulla dignità delle persone”. Per questo i volontari rivolgono un appello alle istituzioni, agli enti locali e alla cittadinanza perché lascino da sola una realtà che svolge “un ruolo cruciale non solo dal punto di vista umanitario, ma anche per l’equilibrio e la convivenza sul territorio”. Qui di seguito il comunicato della rete Sentieri solidali di Oulx. Intanto, è ancora pieno inverno sul versante francese della “rotta” del Nordovest, tra gelo polare, tormenta e colli alti ancora sbarrati. Le associazioni di Briançon: “È necessario aprire una struttura di accoglienza emergenziale”. *** Con aggiornamento 6 aprile 2026 ***

Ogni giorno persone attraversano questa valle dopo viaggi lunghissimi, segnati da violenza, paura e traumi. Arrivano stanche, ferite, senza nulla. E qui trovano una porta aperta: il rifugio Fraternità Massi di Oulx.
Oggi quella porta si chiude, almeno per metà della giornata. Non perché il bisogno sia diminuito, ma perché le risorse disponibili non sono più sufficienti a garantire un’accoglienza continuativa. Quando le politiche si fanno più dure, le conseguenze diventano concrete:
meno accoglienza, più rischio, più vite esposte al freddo, alla fame, alla morte.
Noi non possiamo accettarlo. Per questo, noi volontari del Rifugio Fraternità Massi, a partire da oggi 23 marzo, durante le ore di chiusura della struttura, saremo comunque presenti nei pressi della stazione di Oulx. Accoglieremo le persone in arrivo, forniremo informazioni sulla temporanea sospensione del servizio diurno, distribuiremo un pasto e offriremo supporto, con particolare attenzione alle persone vulnerabili e alle famiglie con bambini, fino alla riapertura del rifugio alle ore 17. È una risposta parziale, ma necessaria. Perché nessuno dovrebbe essere lasciato solo.
Anche una riduzione parziale dell’accoglienza ha conseguenze concrete sulla sicurezza e sulla dignità delle persone. Per questo, i volontari rivolgono un appello alle istituzioni, agli enti e alla cittadinanza affinché non venga meno il sostegno a una realtà che svolge un ruolo cruciale non solo dal punto di vista umanitario, ma anche per l’equilibrio e la convivenza sul territorio.
È fondamentale che si individuino al più presto nuove risorse per garantire la continuità delle attività del rifugio e la tutela delle persone più vulnerabili. Chiediamo il sostegno di tutti: istituzioni, associazioni e cittadinanza, affinché il rifugio possa continuare a esistere e a svolgere il suo ruolo fondamentale.
Sostenete il rifugio. Difendiamo insieme questo spazio di vita. Restare umani è una responsabilità collettiva.
Rete Sentieri solidali, Oulx, 23 marzo 2026
Qui Valsusa: “Da prefetto e Comuni solo silenzio”![]() “Siamo costretti a ridurre le attività: resta garantita l’apertura notturna, ma di giorno non possiamo più aprire per mancanza di risorse. Con questa decisione ora proviamo a lanciare un segnale preciso, ma non so a quanto servirà. D’altra parte, da circa dieci giorni ho informato sia il prefetto che i sindaci del territorio, e ancora non ho ricevuto risposta. Ma magari la risposta è costituita da questo silenzio. E pensare che questa struttura è stata voluta dagli enti del territorio per far fronte all’emergenza” (don Luigi Chiampo, nella foto, arciprete di Bussoleno e responsabile della Fondazione Talità Kum, che gestisce il Rifugio Fraternità Massi, su La Valsusa, 26 marzo 2026). |
Qui Briançon: “Meno 15° in valle, necessaria una struttura d’emergenza”
In un appello lanciato ieri, le associazioni Tous Migrants e Refuges Solidaires per l’accoglienza dei migranti in transito a Briançon, sul versante francese della “rotta” del Nordovest italiano, hanno denunciato che la mattina del 26 si sono trovate ad avere “in casa” nella struttura delle Terrasses Solidaires 171 persone, «ben oltre la nostra capacità di accoglienza». «Non possiamo accogliere nuovi arrivati senza compromettere la dignità di tutte e tutti», avvertono le associazioni, che chiedono alle istituzioni di aprire una adeguata struttura d’accoglienza emergenziale: «Non possiamo accettare l’idea che qualcuno sia costretto a pernottare all’aperto…». [g.g.] |
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Via alpina del Nordovest: 2025 l’anno dei minori non accompagnati
Collegamenti
L’ultimo bollettino sulla frontiera del Monginevro (Tous Migrants, marzo 2026, in francese)

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