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Francia: dalla Jungle di Calais ai CAO, promesse perse per strada?

Sgombero della “Jungle” di Calais, un mese dopo: nonostante le promesse del ministero dell’Interno francese, alcuni dei 6.000 migranti che hanno accettato di essere trasferiti nei centri di accoglienza sparsi nel Paese per presentare domanda d’asilo rinunciando all’Inghilterra  sono stati inseriti nella procedura Dublino: rischiano di essere re-inviati soprattutto in Italia. Sarebbero già nel database di Eurodac, infatti, il 60-80% dei trasferiti di Calais. Il Dublino III è un regolamento “da riformare”, ma intanto funziona a pieno ritmo, come certificano gli ultimi dati italiani.

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Calais, ottobre 2016: lo sgombero (foto BBC).

 

Ottobre 2016, sgombero della Jungle di Calais. Oggi, un mese dopo, sembra che il 60-80% dei 6.000 migranti evacuati dalla bidonville e distribuiti  nei CAO (i Centres de accueil et d’orientation) sparsi nel Paese fossero già stati registrati nel database di Eurodac prima di arrivare in Francia. Così, essendo passati in genere per l’Italia o la Grecia, potrebbero essere re-inviati almeno in Italia (i re-invii in Grecia ad oggi sono sospesi).

Il ministero dell’Interno francese, già a settembre, aveva garantito la non applicazione del regolamento Dublino a chi avrebbe accettato di lasciare la Jungle per entrare nei CAO e chiedere asilo, rinunciando all’Inghilterra.

Però in queste settimane almeno «alcuni migranti si vedono notificare l’inserimento nella procedura Dublino, con convocazioni in Prefettura, questa settimana, per le sue pratiche. È il caso di 24 dei 47 migranti nel CAO del centro-città di Rennes», in Bretagna, come ha denunciato al quotidiano cattolico La Croix Marie Hénocq, coordinatrice della regione Bretagne-Pays de la Loire della Cimade.

Il Ministero ha riaffermato che nessuno dei potenziali richiedenti asilo di Calais ospiti dei CAO subiranno effettivamente il «dublinage». Ma le notifiche, intanto, hanno creato disorientamento e proteste (v. sotto nei “collegamenti”).

A metà novembre non hanno certo contribuito alla serenità degli animi le dichiarazioni del prefetto della regione di Bretagna, secondo il quale l’impegno di Parigi significa semplicemente «non utilizzare misure coercitive» nelle procedure Dublino e «non eseguirle immediatamente».

Dublino III “da riformare”, ma intanto… 

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Foto La Cimade 2016.

La Francia è tra i Paesi  che, secondo gli ultimi dati del nostro ministero dell’Interno, indirizzano all’Italia più richieste di “assunzione di competenza” in merito a richiedenti asilo incappati nelle maglie del regolamento Dublino III.

Nel 2015, anno degli ultimi dati disponibili (v. sotto nell’allegato), da Parigi sono arrivate all’Unità Dublino del Viminale 2.403 richieste, una cifra inferiore solo alla richieste giunte dalla Svizzera (9.700; la Confederazione aderisce al Dublino III pur non facendo parte dell’UE) e dalla Germania (9.400).

I dati del Viminale non scorporano per singoli Paesi il totale dei trasferimenti avvenuti dai Paesi membri verso l’Italia in applicazione al regolamento. Questo totale, sempre nel 2015, è stato di 2.963 persone.

Sulla “frontiera” del Mediterraneo, Italia e Grecia chiedono da tempo una riforma del Dublino III, che, come è noto, poggia di fatto sul principio che la responsabilità dell’esame di una domanda di protezione ricade sul primo Paese dell’UE raggiunto dal richiedente.

Anche la Commissione europea ha presentato nel maggio 2016 una proposta di riforma (vagliata criticamente, a ottobre, dall’ECRE). Ma intanto l’attuazione del Dublino III procede a pieno ritmo.

Nell’ultimo quinquennio i richiedenti asilo trasferiti in Italia dagli altri Paesi europei aderenti al regolamento nelle versioni “II” e “III” sono stati oltre 17 mila, sia pure con una tendenza alla diminuzione. E il 2015 ha registrato il record di “richieste  di presa o ripresa in carico” arrivate all’Unità Dublino, oltre 30 mila.

Allegato

Le statistiche “Dublino” del Viminale al 2015 (pubblicate nell’ottobre 2016, file .pdf)

Collegamenti

La protesta dei migranti ospiti del CAO di Rennes (comunicato, 16 novembre, traduzione di Melting Pot)

Sgombero di Calais, un mese dopo: fra domande d’asilo, rischio “Dublino” e minori non accompagnati, un bilancio in grigio (La Croix 23 novembre, in francese)

Svanite fra Calais e Rennes le promesse del ministro dell’Interno (La Cimade, 22 novembre, in francese)

“No Dublino per i migranti di Calais, ma sì per quelli di Parigi: l’uguaglianza territoriale è un concetto troppo francese per essere applicato agli stranieri?” (Le Monde 25 novembre, in francese)

Calais, la Francia sollecita l’Inghilterra a farsi carico di un maggior numero di minori non accompagnati (BBC 29 ottobre, in inglese)

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1 commento

  1. I dati in realtà dicono che non sta proprio funzionando pienamente


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