Alla fine di aprile di quest’anno erano 122,1 milioni, in tutto il mondo, le persone costrette a fuggire dalle loro case. Ancora una volta la tendenza è in aumento rispetto ai 120 milioni alla medesima data dell’anno scorso. I principali fattori che determinano la fuga rimangono i grandi conflitti come quelli in Sudan, Mianmar e Ucraina.

«Mentre il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, i fondi per rispondere ai bisogni umanitari sono ora all’incirca allo stesso livello del 2015, in un contesto di tagli brutali e continui agli aiuti umanitari. Questa situazione è insostenibile e lascia i rifugiati e le persone in fuga dal pericolo ancora più vulnerabili, le donne senza protezione, i bambini senza scuole, intere comunità senza acqua e cibo».
L’UNHCR, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, ha pubblicato in questi giorni il nuovo rapporto Global trends 2024.

Secondo dati provvisori, alla fine di aprile di quest’anno erano 122,1 milioni, in tutto il mondo, le persone costrette a fuggire dalle loro case. Ancora una volta la tendenza è in aumento rispetto ai 120 milioni alla medesima data dell’anno scorso. «I principali fattori che determinano la fuga – sottolinea l’Agenzia ONU per i rifugiati – rimangono i grandi conflitti come quelli in Sudan, Mianmar e Ucraina e la continua incapacità della politica di fermare i combattimenti».
Per la fine del 2024, il termine consueto delle stime consolidate UNHCR, lo sradicamento forzato globale coinvolgeva addirittura 123,2 milioni di persone. «Con 14,3 milioni di rifugiati e sfollati interni, il Sudan rappresenta ora la maggiore crisi di sfollati e rifugiati al mondo». Il tormentato Paese africano ha preso il posto della Siria (13,5 milioni), che è seguita a propria volta da Afghanistan (10,3 milioni) e Ucraina (8,8 milioni.
Certo, nel 2024 9,8 milioni di persone, fra cui 1,6 milioni di rifugiati (il numero più alto da più di due decenni) e 8,2 milioni di sfollati interni (il secondo numero più alto di sempre) hanno potuto fare ritorno alle loro case. Nell’anno, il Paese che ha dominato sotto questo indicatore è la Siria, con quasi due milioni di rientri.
«Molti di questi ritorni tuttavia – chiarisce l’UNHCR – sono avvenuti in un clima politico o di sicurezza sfavorevole. Ad esempio, un gran numero di afghani è stato costretto a tornare in Afghanistan arrivando a casa in condizioni disperate. E in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il Mianmar e il Sud Sudan si sono registrati nuovi significativi flussi di persone in fuga in parallelo al ritorno di rifugiati e sfollati interni».
Ancora una volta, infine, il rapporto Global trends 2024 rileva che, contrariamente alla percezione diffusa nelle regioni più ricche, il 67% dei rifugiati continua a rimanere nei Paesi limitrofi a quelli di fuga e che i Paesi a basso e medio reddito continuano ad accogliere tre quarti dei rifugiati globali.
Di più: «I Paesi a basso reddito continuano a ospitare una quota sproporzionata di rifugiati nel mondo, sia in termini di popolazione che di risorse disponibili. Questi Paesi rappresentano il 9% della popolazione mondiale e solo lo 0,6% del prodotto interno globale, eppure ospitano il 19% dei rifugiati. A titolo di esempio vi sono popolazioni di rifugiati molto numerose in Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Sudan e Uganda».
Ma, alla fine, il 60% delle persone costrette a fuggire non lascia mai il proprio Paese.
Global trends 2024, i dati dell’Italia
(Persone residenti a fine anno) |
















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