Malgrado le richieste del TAI (Tavolo nazionale asilo e immigrazione), della “flotta civile” e di numerose organizzazioni e malgrado un contesto libico segnato da «impunità diffusa, abusi e violazioni», ieri la Camera dei deputati non ha approvato la mozione n. 1-00498 per la revoca del Memorandum Italia-Libia. Il TAI: «Il voto negativo da parte della maggioranza conferma l’ennesima occasione persa dal governo per assumere una posizione chiara in difesa dei diritti umani e porre fine alla complicità con le gravi violazioni commesse nei centri di detenzione libici». On line il comunicato, l’analisi e le richieste del TAI.
Nonostante le richieste condivise da TAI (Tavolo nazionale asilo e immigrazione), “flotta civile” e numerose organizzazioni e malgrado un contesto libico segnato da «impunità diffusa, abusi e violazioni», ieri la Camera dei deputati non ha approvato la mozione n. 1-00498 per la revoca del Memorandum Italia-Libia.
Tuttavia, il governo ha ancora tempo fino al 2 novembre per fermare un accordo che produce sofferenze e violazioni dei diritti umani.
Presentata ieri a Roma in una conferenza stampa con la partecipazione di rappresentanti del TAI, di ONG impegnate in attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, di Refugees in Libya e dei partiti promotori, la mozione – come afferma un comunicato del TAI – rappresentava finalmente un’occasione concreta per un cambio di rotta nelle politiche migratorie italiane. Il voto negativo da parte della maggioranza conferma invece l’ennesima occasione persa dal governo italiano per assumere una posizione chiara in difesa dei diritti umani e porre fine alla complicità con le gravi violazioni commesse nei centri di detenzione libici».
Per ribadire la richiesta di uno stop per il Memorandum, «interruzione che può avvenire in qualsiasi momento della sua validità», e per smettere così di essere complici delle gravissime violazioni commesse sia nei centri di detenzione che in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica, sabato 18 ottobre si svolgerà a Roma una manifestazione organizzata da Refugees in Libya.












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