
Un’importante intervista alla psicoterapeuta Virginia Suigo, fatta da Ilaria Dioguardi per Vita, mette in luce le profonde trasformazioni che hanno riguardato i minori stranieri non accompagnati (msna) negli ultimi dieci anni.
Virginia Suigo è coordinatrice dell’équipe psicologica del Minotauro e in collaborazione con i Servizi della Giustizia Minorile della Lombardia lavora da anni con i MNSA. Dall’intervista emerge un quadro complesso e di grande sofferenza per i minorenni che stanno arrivando in Italia.
Ciò che afferma la psicoterapeuta è che a differenza del passato oggi molti msna giungono in Italia già segnati da esperienze traumatiche e privi di riferimenti familiari solidi mentre un tempo arrivavano giovani su cui le famiglie investivano con forti aspettative di integrazione e sostegno economico,
Questi ragazzi, spesso psicologicamente compromessi già nel Paese d’origine, affrontano viaggi migratori violenti che aggravano le loro condizioni. Soffrono di disturbi comportamentali, uso problematico di sostanze, e presentano gravi traumi psichici. L’integrazione risulta quindi difficilissima, anche per la mancanza di mediatori culturali e percorsi personalizzati. Il sistema di accoglienza fatica a rispondere in modo adeguato: i centri sono sovraffollati e privi delle risorse professionali necessarie, soprattutto quando questi giovani passano dagli istituti penali minorili alle comunità educative.
Un tema critico che la psicoterapeuta Suigo evidenzia è l’uso massiccio di psicofarmaci negli IPM (Istituti penali per minorenni), dove il ricorso ai farmaci diventa spesso l’unica modalità di contenimento comportamentale. Ma questo crea un circolo vizioso: i ragazzi vengono sedati piuttosto che aiutati a gestire le proprie emozioni e comportamenti, rendendo poi quasi impossibile il loro inserimento in comunità.
Secondo Suigo, è urgente adottare modelli di accoglienza a piccoli numeri, con educatori formati, mediatori culturali e risposte più sintonizzate sui bisogni individuali dei msna. Come ricorda in ultima battuta la psicoterapeuta: in un’Italia colpita dall’inverno demografico, prendersi cura dell’integrazione di questi 16mila giovani non è solo un dovere umano, ma un investimento per il futuro del Paese.
Sotto l’intervista completa.















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