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Francesca Albanese. Sostegno a chi denuncia e viene attaccato

Francesca Albanese si trova sotto fortissima pressione politica e mediatica. È stata colpita da attacchi sistematici a causa del suo ruolo fondamentale di promozione dei diritti umani e del diritto internazionale. Oggi ha più che mai bisogno di tutto il supporto possibile.

Lo scorso 9 luglio, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, è stata colpita da pesanti sanzioni statunitensi per aver dettagliato, nel suo ultimo rapporto redatto per le Nazioni Unite, le complicità di molte imprese e istituzioni – soprattutto quelle con sede negli Stati Uniti – nel progetto israeliano di svuotamento genocida dei territori palestinesi allo scopo di colonizzarli e sfruttarne le risorse.

Le sanzioni statunitensi hanno scatenato reazioni sia da parte di istituzioni internazionali che della società civile italiana, facendo emergere un contrasto netto tra chi la sostiene come testimone dei diritti umani e chi la ritiene troppo critica nei confronti di Israele contribuendo a costruire un clima di menzogna.

Secondo Amnesty “La voce di Francesca Albanese contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio di Israele nella Striscia di Gaza occupata è una spina nel fianco di chi sta facendo di tutto per negare questi crimini” e per questo fondamentale motivo secondo la ONG, ma anche secondo la nostra redazione, è fondamentale farle arrivare tutta la nostra solidarietà e vicinanza affinché possa sapere che è ampiamente sostenuta e che il suo lavoro di denuncia è irrinunciabile. È infatti possibile scrivere un messaggio di vicinanza alla dottoressa Albanese utilizzando i canali di Amnesty

Cosa è accaduto? 

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha incluso Albanese nella lista dei soggetti colpiti dall’executive order 14023 firmato il 6 febbraio scorso dal Presidente Trump e diretto contro la Corte penale internazionale, che aveva osato incriminare il primo ministro israeliano per genocidio.
Quell’ordine vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai funzionari e impiegati coinvolti nel lavoro investigativo della CPI, oltre che ai loro familiari più stretti, e prevede anche il congelamento dei loro beni; inoltre, una clausola di quell’ordine consente al Segretario di includere successivamente chiunque ritenga potesse facilitare il lavoro della CPI – come Albanese, appunto, con le sue indagini.
La giurista italiana quindi non può recarsi nel suo ufficio presso la sede dell’ONU a New York per relazionare con chi le ha conferito l’incarico. Non può avere un conto in banca, né negli Stati Uniti né in Italia. Non può compiere nessuno scambio che abbia un valore economico, nemmeno con un privato – fosse anche solo l’accettazione di un caffè al bar. 

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