Almeno cinque incendi in una settimana nei magazzini dismessi del Porto Vecchio di Trieste, dove decine di persone migranti trovano riparo. Alcune realtà del terzo settore triestino chiedono indagini accurate.
La zona del Porto Vecchio è nota per essere uno dei luoghi dove le persone migranti sono costrette a vivere molti mesi prima di riuscire a fare richiesta di asilo e accedere al sistema di accoglienza. Durante il mese di novembre gli edifici e gli spazi dove trovano rifugio decine di persone sono stati interessati da ripetuti incendi.
Le prime ricostruzioni della stampa locale hanno parlato di fuochi accesi per scaldarsi, lasciando intendere che la colpa fosse degli “abitanti”, ma le testimonianze raccolte da volontari e attivisti che operano nell’area portuale raccontano una storia diversa, che punta verso possibili azioni dolose.
Proprio per questa incertezza e mancanza di trasparenza un gruppo di volontarɜ e attivistɜ ha prodotto e diffuso un comunicato, sottoscritto da Linea d’Ombra, ICS Ufficio Rifugiati e No Name Kitchen. Nel comunicato si legge: “I vigili del fuoco sono intervenuti due volte insieme a personale dell’Arma, senza che venissero raccolte dichiarazioni da chi vive nelle strutture coinvolte. Nel frattempo le persone costrette a dormire nei magazzini del Porto Vecchio hanno iniziato turni di sorveglianza notturna, affiancate da cittadine e cittadini solidali, che si sono organizzati per mantenere una presenza attiva nella zona al fine di scoraggiare altri possibili incendi dolosi.“
Qui il comunicato nella versione integrale.














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