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Il CPR di Castelvolturno: un progetto contro un territorio

Il Ministero dell’Interno vuole costruire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) da 120 posti nel Parco umido La Piana di Castel Volturno, A fine aprile l’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni. La struttura dovrebbe essere realizzata nell’area denominata “Parco umido La Piana” che si estende per 63 ettari ed è stata consegnata nel 2017 al Reparto biodiversità di Caserta dal Demanio. Nonostante sia considerata preziosa per il transito degli uccelli migratori verrà cementificata senza alcuna Valutazione di impatto ambientale (Via). Il progetto prevede moduli radiali e un ballatoio perimetrale per la sorveglianza dall’alto e per la prima volta sono introdotti i concetti di “confinamento” e di livelli di detenzione differenziati a seconda della “condizione di ostilità” dei trattenuti. 

Da qualsiasi parte si guardi questo progetto emergono storture, abusi e sprechi. E, ciliegina sulla torta, per la prima volta compare in un documento ufficiale la parola “confinamento” e si ipotizzano diverse intensità di privazione della libertà a seconda del grado di ostilità del persona rinchiusa.

Associazioni, movimenti sociali, sindacati, vescovi e istituzioni locali però contestano la scelta, sostenendo che Castel Volturno soffra già di gravi problemi sociali, carenza di servizi, precarietà abitativa e sfruttamento lavorativo senza aggiungere un centro di detenzione. Invece di investire in scuole, sanità, trasporti e integrazione, il governo punta su una struttura considerata simbolo di esclusione e segregazione. Le associazioni sottolineano anche che con le risorse economiche stanziate per il CPR molti migranti presenti sul territorio potrebbero essere regolarizzati e sottratti al lavoro nero. 

Molto dura la posizione della Chiesa campana. L’arcivescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, ha definito il CPR “un’offesa” per il territorio e ha criticato la detenzione di persone che non hanno commesso reati. Anche i vescovi della Campania e il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, hanno espresso contrarietà, sostenendo che il progetto aggraverebbe le fragilità sociali della zona.
Secondo il Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, i 41-43 milioni previsti equivalgono a circa 340 mila euro per ciascuno dei 120 posti del CPR: risorse che, a loro avviso, dovrebbero essere usate per bonifiche, infrastrutture, lavoro e servizi.



 

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