Mentre la desolante situazione dei centri di trattenimento per migranti al di qua e al di là dell’Adriatico emerge solo grazie al lavoro della società civile e all’impegno di alcuni parlamentari, desta preoccupazione una circolare del ministero dell’Interno che ha introdotto restrizioni all’accesso e ai poteri ispettivi nei CPR.

Mentre la reale, desolante situazione dei CPR (Centri per il rimpatrio) e dei CTRA (Centri di trattenimento per richiedenti asilo) al di qua e al di là dell’Adriatico riesce ad emergere solo grazie al lavoro della società civile e all’impegno ispettivo di alcuni parlamentari (v. qui e qui), desta preoccupazione una circolare del Dipartimento libertà civili e immigrazione del Viminale emanata lo scorso 18 aprile, che ha introdotto restrizioni all’accesso e ai poteri ispettivi nei CPR che rischiano di ostacolare le attuali prerogative parlamentari, in contrasto con la normativa in vigore.
La questione è emersa ieri, durante la presentazione, alla Camera dei deputati, del dossier Ferite di confine: la nuova fase del modello Albania realizzato dal Tavolo nazionale asilo e immigrazione.
Ad esempio, la legge 67/1975 sull’ordinamento penitenziario afferma che, nelle loro visite ispettive, i deputati e i senatori possono essere affiancati senza previa autorizzazione da persone che li accompagnano «per ragioni del loro ufficio». Ora, la circolare dell’Interno vuole restringere quest’ultima categoria ai collaboratori-dipendenti «incardinati nell’ufficio» del parlamentare, tagliando fuori giuridisti, medici, mediatori linguistici esterni che possono aiutarlo a cogliere aspetti aspetti importanti che altrimenti gli sfuggirebbero. Al limite, il deputato o senatore non potrebbe varcare il cancello di un CPR nemmeno con un interprete indipendente, volontario o collaboratore occasionale che sia.
L’interpretazione restrittiva della legge 67 è già stata adoperata da funzionari di polizia o di prefettura, a voce, in occasione di visite ad alcuni CPR e al centro di Gjadër, in Albania.
Ma la circolare interviene anche su altri aspetti. Quelle dei parlamentari più che ispezioni (che sarebbero riservate ai Garanti) sembrano derubricate a visite. E ancora: i responsabili della sorveglianza dei CPR devono valutare se consentire ai parlamentari colloqui con gli stranieri trattenuti. I visitatori sono «assistiti» dal personale dell’ente gestore per l’intera visita e quindi, se ne deduce, senza la possibilità di avere colloqui riservati con i trattenuti, magari proprio sulle modalità di gestione del centro… E in ogni caso gli stessi colloqui dovrebbero vertere su argomenti limitati, senza travalicare «tematiche che gli stranieri possono approfondire tramite i colloqui con i propri difensori».














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