Diritto d’asilo, i primi dati europei per il 2011/1: 66.000 richiedenti in tre mesi

In Italia i richiedenti asilo aumentano, ma l’istituto di statistica dell’UE conferma ancora una volta che la pressione sul nostro Paese non è certo da record: nel solo primo trimestre 2011 in Germania i richiedenti sono stati più di 12.000 e in Francia circa 14.300, contro i circa 4.000 registrati in Italia.

Aumentano i richiedenti asilo in Italia. La prima serie Eurostat su dati 2011 segnala che nel solo primo trimestre dell’anno sono stati quasi 4.000, il 57% in più rispetto al quarto trimestre del 2010 e il 47% in più rispetto al primo trimestre 2010 (quest’ultimo è il periodo più corretto per fare raffronti, dal momento che è l’analogo stagionale del primo trimestre 2011). Oltre la metà dei richiedenti del primo trimestre 2011, quasi 2.200, sono fuggiti dalla Tunisia.

Ma l’istituto di statistica dell’UE conferma ancora una volta che la pressione sull’Italia non è certo da record se paragonata ai numeri di altri Paesi europei. In Germania nel solo primo trimestre 2011 i richiedenti sono stati oltre 12.000 (+ 29% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente) e in Francia circa 14.300 (+ 7% rispetto al primo trimestre 2010). Superano i dati italiani anche il Belgio (7.450 richiedenti), il Regno Unito (6.400) e la Svezia (6.200).

I quasi 66.000 richiedenti che hanno chiesto protezione nei confini dell’Unione fra gennaio e marzo 2011 (+ 6% rispetto allo stesso periodo del 2010) provengono da oltre 140 Paesi extracomunitari, e soprattutto dall’Afghanistan (quasi 5.800 persone), dalla Federazione Russa (4.100 persone), dall’Irak e dalla Serbia (3.800 persone da ognuno dei due Paesi) e dal Kossovo (3.100). Oltre un quarto dei 66.000 richiedenti sono minori: oltre 12.100 bambini fino a 13 anni e pià di 4.500 adolescenti di 14-17 anni, per un totale di 16.600 under 18.

Quanto ai mesi successivi al marzo 2011 i Latest Monthly Data dell’Unhcr riportano già il numero di richiedenti  sino al mese di aprile:  circa 1.450 in Italia,  ma  quasi 4.700 in Francia e quasi 3.000 in Germania.  Per i mesi ancora successivi, quasi tutti i Paesi industrializzati hanno già fornito i dati almeno sino a giugno, ma non l’Italia, e dunque raffronti più aggiornati non sono possibili.

  Ultimo aggiornamento Domenica, 09 Ottobre 2011 21:57  
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