A inizio luglio prenderà il via un ciclo di incontri che vedranno protagonisti i rifugiati e le montagne. Ad organizzare questa serie di chiacchierate in alta montagna è ASGI e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Quattro incontri organizzati in rifugi di montagna volti a promuovere la conoscenza dei fenomeni migratori, in particolare l’asilo e la protezione, e a creare momenti di dialogo tra diverse esperienze. Un progetto di ASGI e Università Cattolica del Sacro Cuore”.
Le montagne, spesso viste come confini naturali e teatri di scontro, possono anche diventare luoghi di incontro e condivisione. Sulla cima, dove gli alpinisti si stringono la mano dopo aver scalato versanti opposti, la frontiera perde il suo significato divisivo e diventa uno spazio comune, simbolo di un confine che unisce.

Molti attraversano le montagne in silenzio, per motivi diversi: c’è chi cerca contatto con la natura, chi vuole mettersi alla prova, chi fugge. Per i migranti e rifugiati, quei sentieri non sono svago, ma percorsi difficili verso una vita possibile, spesso ostacolati non solo dalla natura, ma anche da barriere imposte dall’uomo.
In montagna (come anche in mare – l’altro luogo cuore delle migrazioni contemporanee), dove il pericolo è sempre presente, l’aiuto reciproco è un dovere morale. Tutti devono essere soccorsi, senza distinzioni. I rifugi alpini, aperti a chiunque ne abbia bisogno, diventano simboli concreti di accoglienza, proprio come lo sono per chi cerca protezione e asilo.
Da queste riflessioni nasce il progetto “Rifugiati in rifugio”, che vuole creare spazi di dialogo tra chi vive la montagna e chi la attraversa per necessità, promuovendo una comprensione più profonda del fenomeno migratorio, in particolare dell’asilo, oltre i pregiudizi e le semplificazioni.
Gli incontri, pensati in contesti montani specifici, combinano testimonianze di rifugiati e abitanti locali con interventi di esperti e momenti artistici. Lo scopo è sensibilizzare anche chi solitamente non si interessa al tema, e offrire uno scambio reale e reciproco: far conoscere la cultura della montagna a chi ne è escluso, e allo stesso tempo umanizzare il vissuto di chi è in fuga.















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