Domenica 24 agosto l’imbarcazione dell’organizzazione Sos Méditerranée, con a bordo 87 sopravvissuti tratti in salvo durante precedenti operazioni di soccorso, è stata vittima di un attacco armato estremamente violento da parte della Guardia Costiera libica. La beffa è che la motovedetta libica è una di quella che proprio l’Italia ha fornito al Paese nordafricano.
Per oltre venti minuti, l’imbarcazione di Sos Méditerranée è stata colpita da una raffica continua di colpi d’arma da fuoco, alcuni dei quali esplosi ad altezza d’uomo. Il fuoco è stato diretto intenzionalmente verso la plancia, causando la rottura dei finestrini e gravi danni ad antenne, radar e ai mezzi di soccorso rapidi (RHIB). Le autorità libiche hanno aperto il fuoco senza preavviso dopo aver intimato all’equipaggio di allontanarsi e per questo ha colto tutti di sorpresa.
Il personale a bordo è riuscito a mettere al sicuro le persone salvate, rifugiandosi all’interno dell’unità. Nessuno ha riportato ferite, ma la nave e le sue dotazioni hanno subito danni significativi, la cui entità è ancora in fase di valutazione, ma che certamente comporterà un prolungato periodo di fermo tecnico.
Non si è trattato di un episodio accidentale. Le modalità e le circostanze dell’attacco confermano la natura deliberata e intimidatoria dell’azione, con l’intento evidente di ostacolare la missione umanitaria dell’equipaggio. L’attacco rappresenta una preoccupante escalation, facendo seguito a un evento simile avvenuto nel luglio 2023, quando un’altra motovedetta libica ha aperto il fuoco durante un’operazione di salvataggio. All’epoca, nonostante gli appelli pubblici, non venne avviata alcuna indagine ufficiale.
Il fatto che l’imbarcazione impiegata domenica fosse stata donata dall’Italia nel luglio 2023, evidenzia la responsabilità diretta degli Stati europei, che continuano a sostenere, equipaggiare e formare la Guardia Costiera libica, nonostante i documentati abusi, intercettazioni illegali e violazioni sistematiche del diritto internazionale. Questo sostegno rende l’Europa corresponsabile delle minacce che oggi colpiscono sia gli operatori umanitari sia le persone soccorse.
Soprattutto, l’episodio mostra l’inaccettabile livello di pericolo a cui sono esposti sia i naufraghi sia i soccorritori. Persone già provate da condizioni estreme e rischi mortali in mare sono state nuovamente esposte al pericolo, questa volta da chi si presenta come autorità ufficiale. L’equipaggio, operando nel pieno rispetto del diritto marittimo internazionale, ha temuto per la propria vita.
L’organizzazione ha attivato immediatamente tutte le procedure per denunciare l’accaduto: è stata informata la bandiera di registrazione della nave, la NATO, ed è stato avviato un intervento legale. È stata inoltre coinvolta una rete di referenti politici, che hanno già manifestato l’intenzione di promuovere interrogazioni parlamentari in entrambe le camere. L’organizzazione non permetterà che un fatto di tale gravità venga ignorato: è necessario porre fine all’impunità e al clima da “Far West” che caratterizza ormai il Mediterraneo centrale.















No comment yet, add your voice below!