Amnesty International, da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle persone migranti, condanna duramente la posizione assunta l’8 dicembre 2025 dai ministri dell’Interno dell’Unione europea sul nuovo Regolamento sui rimpatri.
Secondo Amnesty, l’UE insiste in modo ostinato e sbagliato su politiche punitive basate su espulsioni, detenzioni, sorveglianza e arresti, causando una grave e senza precedenti erosione dei diritti umani fondata sulla condizione migratoria e lasciando molte persone in situazioni di rischio e incertezza legale. L’organizzazione critica inoltre la proposta di creare “hub di ritorno” o centri di espulsione fuori dall’UE, ritenuti crudeli, ingestibili e in violazione del diritto internazionale, perché prevedono il trasferimento e la possibile detenzione prolungata di persone in paesi con cui non hanno legami.
Amnesty denuncia anche l’allineamento di questo approccio con politiche statunitensi definite inumane e illegali, responsabili della separazione di famiglie e della devastazione di comunità. Infine, accusa il Consiglio dell’UE di aver aggravato una proposta già restrittiva della Commissione, smantellando ulteriormente le garanzie esistenti, e chiede al Parlamento europeo di respingere questo impianto e di rimettere i diritti umani al centro dei negoziati.
Nel mirino delle critiche di Amnesty si colloca pienamente l’Italia che con le sue sue scelte politiche continuare a sostenere e finanziare i centri albanesi di trattenimento ed espulsione che si inseriscono nella strategia di esternalizzazione delle politiche migratorie. Come già detto varie volte su Vie di fuga questi centri, collocati fuori dal territorio dell’Unione europea, rischiano di trasformarsi in luoghi di detenzione opachi, difficilmente accessibili al controllo giurisdizionale e al monitoraggio indipendente, dove le persone migranti possono essere private delle garanzie fondamentali, dal diritto d’asilo alla tutela contro detenzioni arbitrarie. La scelta italiana appare orientata più alla deterrenza e alla rimozione forzata delle persone migranti che alla gestione umana e strutturale dei flussi, contribuendo a spostare la responsabilità verso paesi terzi e a normalizzare pratiche che mettono in discussione i principi di dignità, protezione e solidarietà su cui dovrebbe fondarsi la politica migratoria europea.















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