Invitiamo i lettori di Vie di fuga a conoscere la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il giornalista Duccio Facchini, querelato per diffamazione dall’azienda lecchese Invernizzi Presse dopo un suo intervento pubblico nel luglio 2024 che riguardava armi, Palestina e Israele.
Durante un convegno a Lecco, Facchini aveva illustrato i risultati di un’inchiesta giornalistica sul commercio di armi italiane verso Israele, citando dati ufficiali dello Stato italiano. In particolare aveva fatto riferimento a documenti governativi che indicavano pagamenti a favore di Invernizzi Presse per l’esportazione di macchinari utilizzabili nella produzione di munizioni. Prima dell’incontro pubblico, il giornalista aveva anche richiesto un’intervista all’azienda, senza ricevere risposta.
La reazione di Invernizzi Presse è stata molto dura: l’azienda ha accusato Facchini di aver diffuso informazioni false e fuorvianti, sostenendo di non produrre armi ma solo macchine utensili, pur ammettendo di fornire – nel rispetto delle leggi – attrezzature per componenti di munizioni. Il titolare ha poi inviato al giornalista una comunicazione dal tono intimidatorio e ha presentato una querela per diffamazione.
La magistratura ha però esaminato la videoregistrazione del convegno e la documentazione citata. Il pubblico ministero prima e il giudice per le indagini preliminari poi hanno archiviato il procedimento, riconoscendo che il lavoro di Duccio Facchini era basato su fonti attendibili e svolto nel pieno rispetto del diritto di cronaca.
Nel corso del procedimento sono emersi ulteriori documenti ufficiali che confermavano quanto riportato nell’inchiesta: Invernizzi Presse aveva effettivamente esportato verso Israele attrezzature per la produzione di bossoli calibro 5.56 e 7.62, destinate a una società controllata dal gruppo militare israeliano Elbit Systems, principale fornitore di munizioni dell’esercito israeliano.
La vicenda si è conclusa nel novembre 2024 con la conferma dell’archiviazione. Secondo l’articolo, non si tratta di una vittoria personale, ma di un’affermazione del diritto di cronaca, esercitato correttamente e tutelato dalla legge, nonostante le forti pressioni subite dal giornalista.
La vicenda mostra quanto sia difficile garantire un’informazione trasparente e documentata quando al centro c’è Israele e il suo apparato militare. Anche l’uso di fonti ufficiali e verificabili può trasformarsi in un terreno di scontro, dove il diritto di cronaca viene messo sotto pressione e raccontare fatti accertati diventa, paradossalmente, un atto da difendere.
Articolo completo su https://altreconomia.it/materiale-darmamento-dallitalia-a-israele-il-caso-di-invernizzi-presse/















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