Vie di fuga vi segnala un importante resoconto da Gaza: il diario di viaggio di Guido Veronese, professore associato di Psicologia clinica. Veronese è riuscito a entrare a Gaza e ne è tornato con un racconto straziante che vale la pena di leggere anche solo per comprendere che la fase uno del “cessate il fuoco” è tutta una grande finzione. Il diario è stato pubblicato da Altreconomia.
“Torno da Gaza con un senso di impotenza. Non si può che aspettare e nemmeno più sperare”. Con queste (e altre) parole Guido Veronese riassume il suo soggiorno a Gaza. Partito a gennaio con il Gaza emergency medical teams (Gaza Emt 21) – le squadre mediche d’emergenza coordinate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) – ha fatto rientro in Italia dopo 15 giorni. In viaggio erano quattro medici, due specializzati in ortopedia pediatrica provenienti da Dubai, un medico da Il Cairo e Veronese, unico psicologo clinico.
Qui il link di uno dei resoconti di Veronese: https://altreconomia.it/torno-da-gaza-con-un-senso-di-impotenza-non-si-puo-che-aspettare-e-nemmeno-piu-sperare/
Nel sito di Altreconomia si possono ritrovare tutti gli interventi dello psicologo italiano che, oltre l’orrore, raccontano la capacità di resistenza del popolo palestinese. E mentre si registrano i fallimenti della fase uno si sta imponendo la verità sulla strategia israeliana sulla fase due. La fase due prevede l’avvio degli interventi del Ncag, il comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza. La strategia di Israele appare quanto mai semplice ed efficace: fingere di accettare tutte le richieste di miglioramenti a Gaza per poi aggirarle. Non a caso l’attività del Ncag, un organismo tecnico palestinese composto da quindici persone, incaricato di fornire servizi e gestire la ricostruzione di questo territorio devastato è ostacolato sul nascere in tutte le sue forme.















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