Sono stati 11.500 i nuovi arrivi al rifugio “Fraternità Massi” di Oulx, contro gli appena 5.800 del 2024. Fra loro si sono contati 2.900 minori non accompagnati, un arrivo su quattro, ma anche 500 donne con 200 bambini. Oltre 3.400, nell’anno, le “riammissioni” dalla Francia alle frontiere del Monginevro e del Fréjus.

«Ragionando per rotte e controllando le provenienze, sul totale degli sbarcati, 66.296 persone, il 17% è passato per Oulx. Anche solo prendendo in considerazione il varco della Valle di Susa ci troviamo di fronte a un’evidenza spesso omessa dalla narrazione governativa: una parte consistente degli sbarcati non ha alcuna intenzione di fermarsi in Italia e in tempi celeri, appena può, arriva alla frontiera».
Lo documenta il report La frontiera alpina del NordOvest: dati e rapporto gennaio-dicembre 2025 del gruppo On Borders, che pone a confronto le cifre del “cruscotto statistico” del Viminale con gli arrivi al rifugio Fraternità Massi di Oulx, in alta Valsusa, nell’ultimo anno.
Nel 2025 si sono registrati al rifugio Massi 11.504 nuovi arrivi di migranti in viaggio verso la Francia, contro gli appena 5.773 del 2024.
«Il 2025 documenta come gli sbarchi di nuovo siano cresciuti, dimostrando che non è con la disumanità e con politiche securitarie che si arrestano i flussi migratori», si legge nel rapporto. Ma «c’è un altro dato significativo, ed è che gli arrivi non hanno subito le drastiche flessioni stagionali. Le partenze hanno continuato ad essere alte e comunque a non decrescere con il ritmo degli anni precedenti all’approssimarsi dell’inverno. Da una parte i costi dei viaggi sono lievitati, dall’altra in modo quasi proporzionale è diminuita la qualità delle imbarcazioni e, di conseguenza, la sicurezza delle traversate. Mai come in questi ultimi anni gli Stati si sono rivelati i veri trafficanti di umani. L’urgenza di scappare dagli inferni ha sospinto le partenze fino alla stagione fredda e ha comportato che un numero sempre maggiore di sopravvissuti dovesse poi sfidare gelo e neve alla frontiera alpina per continuare nel proprio esodo».
Sudanesi, eritrei ed etiopi sul “cammino possibile”
Nel 2025, nei passaggi a Oulx prevalgono i cittadini eritrei (oltre 4.000) e sudanesi (quasi 3.500), seguiti a distanza da quelli etiopi e marocchini, ma si contano, nell’ordine, anche ospiti algerini, iraniani, guineani, tunisini, afghani, ivoriani, camerunensi, nigeriani e siriani.
«Gli afghani e gli iraniani del 2022 non scompaiono – commenta On Borders in prospettiva “storica” – , ma sperimentano altre traiettorie; in modo analogo sudanesi, eritrei e etiopi hanno scoperto il valico del Monginevro e lo accredditano come cammino possibile… In generale il flusso è di uscita con direzione Nord-Europa, ma c’è un’eccezione: le genti del Maghreb nei loro spostamenti circolari e nel loro abitare i margini continuano a varcare in modo sistematico le Alpi Cozie e, a differenza di quasi tutti gli altri, nelle due direzioni, perlopiù verso la Spagna e ritorno».
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A confronto con Ventimiglia «Il 2025 per il rifugio “Fraternità Massi” è stato un anno difficile a causa dei rischi di chiusura e della messa in discussione dello stesso progetto per il 2026. La Prefettura ha sospeso i finanziamenti e il Comune di Oulx, dopo la vittoria di una lista di centrodestra, ha assunto una posizione ostile nei confronti del rifugio e non ha appoggiato il rinnovo del finanziamento. La prosecuzione delle attività è stata possibile per l’intervento di fondazioni e per l’appoggio dei volontari. Vale la pena ricordare un dato: in tutti questi anni in cui per Oulx sono transitate più di 60 mila persone non s’è mai verificato un fatto di devianza grave. La popolazione di questo paese di montagna di poco più di 3.000 anime non s’è quasi accorta di ciò che stava avvenendo. Non c’è stata repulsione ma neppure accettazione. Di fatto non si sono verificati gesti xenofobi. Più volte s’è raffrontata la situazione di Oulx con quella di Ventimiglia: nel primo caso, un’accoglienza gratuita e attenta ai bisogni delle persone ha tenuto distanti trafficanti e ha permesso, nel rispetto dei diritti, un fluire delle persone verso le loro mete. A Ventimiglia, per contro, l’ostracizzazione di coloro che aiutano le persone in cammino e la chiusura dei centri di accoglienza hanno permesso la proliferazione del traffico prezzolato dei passaggi, dell’illegalità sotto gli occhi di tutti, della situazione vergognosa dell’accampamento ai bordi del fiume Roja». (dal report La frontiera alpina del NordOvest: dati e rapporto gennaio-dicembre 2025) |
Non accompagnati: in gruppo è meglio
L’ultimo anno in alta Valsusa è segnato soprattutto dai minori non accompagnati: sono 2.899 quelli registrati a Oulx, addirittura un arrivo su quattro (e addirittura quattro su 10 nel mese di giugno; nel 2024, di mese in mese questa percentuale aveva oscillato fra un minimo dell’11% a un massimo del 21%).
«La consistenza numerica per molti versi è un riconoscimento per il rifugio Fraternità Massi che, con la sua pluralità di attori, ha saputo riceverli. Le osservazioni al confine effettuate da francesi e italiani, oltre alla costante denuncia degli abusi perpetrati dalla polizia di frontiera, hanno contribuito al rispetto delle protezioni internazionali riconosciute dalle leggi nazionali e europee».
Per loro, «il gruppo è quasi sempre garanzia di sopravvivenza. Quasi mai si tratta di persone che sono partite insieme dal Paese di origine, ma che si sono conosciute in viaggio o durante le permanenze forzate. Le forme di solidarietà a volte prevedono il formarsi di gruppi misti di ragazzi e ragazze, in altri casi si costituiscono sorellanze. La strategia è unire fragilità, formare familiarità provvisorie, trovare spazi di fiducia, sentirsi più protetti».
500 donne, 200 bambini
«Molte donne arrivano alla frontiera alpina del Nord-Ovest spesso con situazioni di gravidanza in corso o con neonati e pargoli di giovanissima età. Si tratta perlopiù di famiglie monoparentali, risultato di incontri in cui il maschile è solo una comparsa o che comunque non rimane presente. Tristemente molte gravidanze sono frutto di violenza e anche molti figli non sono risultato di amore, ma dei costi che le donne pagano con il loro corpo durante il cammino. Spesso la condizione di madre si accompagna a quella di minore. Spesso nascono sorellanze tra giovani donne madri che si proteggono e rassicurano vicendevolmente. Vi è anche una solidarietà che si nutre di fragilità tra minori non accompagnati e donne sole o con bambini».
Sulle 11.500 persone passate per Oulx si contano quasi 500 donne e 200 bambini. «La frontiera alpina del Nordovest è diventata luogo di approdo di situazioni complesse, che necessitano di attenzione per la loro particolare esposizione. Siamo di fronte a persone che si portano dietro memoria di violenze e che in questa selva predatoria che sono le rotte cercano riparo».
Sul corpo i segni del margine e del pericolo
Anche per il 2025, On Borders osserva nella “popolazione” studiata i segni dell’«abitare il margine e il pericolo»: dalla scabbia e dai disturbi legati a una cattiva alimentazione alle patologie osteoarticolari e alle ustioni causate dai viaggi per terra e per mare.
«La particolarità di coloro che arrivano dalla rotta del Mediterraneo centrale è quella di essere stati sottoposti a trattamenti degradanti e tortura. Molte donne raccontano di aver subito violenza e molti bambini non sono frutto di relazioni consensuali. Vi è una violenza strutturale scritta sui corpi di queste persone e che rimane incisa nel tempo con gravidanze non desiderate. Le sofferenze non sono solo quelle fisiche, ma anche quelle psichiche legate a stress post-traumatici, a inferni che continuano a riprodursi e a permanere latenti».
Però «la catena dei patimenti continua anche sulle nostre montagne. Le temperature rigide dell’inverno e le condizioni estreme sopportate da coloro che varcano la frontiera di notte, al gelo e in mezzo a metri di neve portano con sé il rischio di congelamenti, ipotermie, che possono creare inabilità permanenti o avere esiti letali. Anche il 2025, così come negli anni precedenti, ha annoverato molti ricoveri in ospedale dopo soccorsi in montagna».
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Respinti: il teatro della frontiera «Dopo il periodo febbraio-novembre 2024 connotato da un più attento rispetto delle norme da parte dei funzionari di frontiera, nel 2025 sono state reintrodotte le riammissioni senza consentire alle persone di chiedere asilo: una chiara violazione di un diritto riconosciuto per legge – si legge nell’ultimo report La frontiera alpina del NordOvest -. Formalmente le riammissioni sono individuali, ma avvengono senza un esame individuale dei casi e da parte di funzionari a cui non è neppure demandata la competenza di esaminare la liceità delle domande d’asilo e, pertanto, ci troviamo di fatto di fronte a respingimenti collettivi con procedure vietate dall’articolo 4 del Protocollo n. 4 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La militarizzazione della frontiera ha significato presenza lungo le pendici montane di distinti corpi militari dello stato francese: dalla PAF ai CRS, all’esercito, alla Gendarmerie… La caccia al migrante è stata una costante durante il giorno e la notte, supportata da droni, visori all’infrarosso e veicoli preposti per l’attraversamento delle pendici montane in tutte le stagioni. Punti di osservazione stabili e mobilità di drappelli, imboscate sono parte della logistica securitaria. Una guerra condotta contro offesi e già vulnerati dalle nostre prassi e dall’esternalizzazione delle frontiere». Fra il valico del Monginevro e il posto di frontiera di Bardonecchia prima del tunnel del Fréjus, nel 2025 le “riammissioni” sono state 3.426, ben 3.268 al primo e 158 al secondo. Si tratta di persone che, dopo aver provato a passare il confine, sono state riaccompagnate dalla Croce Rossa o dalla polizia al rifugio Massi. Il totale di 3.426 riammissioni equivale al 30% dei nuovi arrivati e al 23% dei partiti dal rifugio. «I periodi contrassegnati da un’intensificazione dell’azione securitaria riguardano in percentuale i mesi freddi dell’anno, peraltro quelli in cui il passaggio è più pericoloso. Se consideriamo le cifre dei respinti la militarizzazione della frontiera è poco funzionale al blocco e al controllo dei passaggi, mentre, per altro verso, diventa responsabile dei rischi letali in cui incorrono le persone costrette a risalire pendici e inoltrarsi lungo cammini sempre più pericolosi e sempre più in quota (sopra il Monginevro, ndr). Abbiamo più volte parlato di un teatro della frontiera, il cui palcoscenico è l’opinione pubblica. Questa performance risulterebbe semplicemente dispendiosa e insensata, se non avesse risvolti tragici. Anche la tesi per cui questo dispiegamento di forze serve a gestire e regolare gli ingressi più che i flussi non pare credibile, perché non controlla e neppure governa. È solo violento, crudele e responsabile della trasgressione di diritti umani e di valori inscritti nelle nostre Costituzioni». |
sintesi a cura di Giovanni Godio
Allegato
La frontiera alpina del NordOvest: dati e rapporto gennaio-dicembre 2025 (On Borders, febbraio 2025, 2 mbyte)
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Collegamento
Aiuto e solidarietà ai migranti alla frontiera tra Italia e Francia (Pressenza.com, marzo 2026)
















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