Le associazioni e gli organismi del Tavolo asilo e immigrazione (TAI) ha lanciato oggi la campagna nazionale “Renditi conto”: una iniziativa informativa e di denuncia sui centri per migranti in Albania. Non ha un sito Internet di riferimento, ma ha iniziato a percorrere il Paese con un’immagine “familiare”, immediata: una notifica simile a quelle bancarie che si ricevono sullo smartphone. La campagna infattii simula un alert, un addebito inatteso, sproporzionato, difficile da ignorare. “Renditi conto” nasce per rendere visibili i costi reali dell’operazione Albania: prima di tutto quelli economici, sostenuti attraverso la spesa pubblica italiana, e quelli umani, scaricati sulle persone trasferite e trattenute fuori dal territorio nazionale. Su Vie di fuga il messaggio del TAI al cuore della campagna e, in allegato, il documento completo di analisi e denuncia, con i materiali che gli organismi aderenti al Tavolo hanno iniziato a diffondere in rete e sui social.

I centri italiani in Albania, a Shëngjin e a Gjadër, aperti come strutture per gestire le procedure accelerate d’asilo, sono stati riconvertiti in spazi di detenzione amministrativa per persone già trattenute nei CPR italiani.
Nulla è dato sapere, al momento, circa il loro futuro utilizzo. Ma a prescindere dal loro scopo, essi costituiscono un modello opaco, distante e violento che comporta enormi costi umani, democratici ed economici: persone spostate contro la loro volontà, spesso senza informazioni chiare sulla destinazione e sulle ragioni del trasferimento; diritti violati; salute fisica e psicologica esposta a nuovi rischi…
Ciò che accade in Albania non riguarda soltanto le persone condotte nei centri, ma il futuro delle politiche migratorie, dei diritti e della democrazia in Italia e in Europa.
Per questo ne chiediamo la chiusura.
Il Tavolo nazionale asilo e immigrazione
| I NUMERI CHIAVE DELLA CAMPAGNA Sono stati sottoscritti contratti per l’allestimento dei centri di Shëngjin e Gjadër per oltre 74 milioni di euro, la sola spesa pienamente documentabile (dati provenienti dalla piattaforma Trattenuti di ActionAid Italia e dell’Università di Bari). A questa cifra andrebbero aggiunti i costi di gestione, il personale, i trasferimenti, le indennità di missione, il vitto e l’alloggio delle forze dell’ordine, la sanità, la giustizia e altre spese accessorie. A causa della frammentazione dei dati tra diverse amministrazioni e dell’assenza di una rendicontazione pubblica unitaria e aggiornata, non è possibile indicare con certezza quanto sia stato effettivamente speso. Il Governo aveva preventivato una spesa complessiva, fino al 2028, di circa 671,6 milioni di euro tra allestimenti, gestione e costi connessi. Però nell’ambito dell’“addebito non autorizzato” segnalato dalla campagna, è stata indicata la cifra di 74 milioni: non una stima del costo totale, ma una cifra certa, già enorme, eppure molto inferiore al prezzo reale di un progetto che continua a sottrarsi a una piena trasparenza pubblica. (Fonte: campagna Renditi conto). |















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