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Via della Valle di Susa, via della precarietà

Ieri il prefetto di Torino a Oulx per un incontro con il vescovo Nosiglia, i sindaci della zona e le realtà impegnate nell’accoglienza dei migranti in viaggio verso la Francia e di quelli respinti alla frontiera. Ma rimane l’incertezza sui fondi statali. Società civile, operatori e volontari devono già pensare alle risorse che saranno necessarie per il prossimo inverno, il periodo più difficile e pericoloso per i migranti sulla via del Monginevro. Ma intanto, oggi devono dare un tetto e un po’ di dignità al doppio di persone rispetto al passato.

Una veduta primaverile delle montagne sopra Claviere, nei pressi di un colle che alcuni migranti tentano anche d’inverno, a piedi, per non essere respinti alla frontiera del Monginevro (foto Vie di fuga).

 

Ieri a Oulx, fra il municipio e il Rifugio Fraternità Massi, si è tenuto un incontro fra le realtà che mandano avanti il Rifugio, i sindaci di Oulx e Bardonecchia, il vescovo di Torino Cesare Nosiglia e il prefetto Claudio Palomba.

Il vescovo di Torino, che attualmente è amministratore apostolico della Diocesi di Susa, già conosceva bene la situazione. Il prefetto l’ha toccata con mano per la prima volta: gli è stato fatto presente che i numeri di migranti di passaggio in alta valle verso la Francia oggi sono in netto aumento e lui si è impegnato a riferire al Dipartimento Libertà civili e immigrazione del Viminale, per valutare la possibilità di stanziare altre risorse.

Ma al momento si è fermi su un contributo ministeriale di 180 mila euro, neanche la metà di quanto sarebbe necessario, in un anno, per il serio progetto messo a punto dalla Fondazione Talità ONLUS, dalla Croce Rossa di Susa e da Rainbow for Africa con tre Comuni.

Anche sommando una parte di fondi messi a disposizione dalla Diocesi di Susa e dalla fondazione Magnetto, “storica” finanziatrice  privata del Rifugio, queste risorse non consentiranno più gli attuali orari della casa, che con i suoi operatori e la rete di volontari oggi è aperta 24 ore su 24, almeno per le famiglie: si rischia di dover presto chiudere alle 9 di mattina, per riaprire solo alle 16, o alle 19. Lasciando in strada sia i migranti soli sia le numerose famiglie con bambini durante la giornata (tra la preoccupazione dei sindaci, che la Prefettura incontrerà di nuovo a breve, alle soglie della stagione turistica estiva).

Tutto questo fra le strette di un dilemma che rimane, finora, in gran parte sulle spalle di società civile, operatori e volontari: a Oulx bisogna già pensare alle risorse necessarie in vista del prossimo inverno, il periodo più difficile e pericoloso per i migranti sulla via del Monginevro, mentre oggi si deve dare un tetto e un po’ di dignità al doppio di persone rispetto al passato.

Maggio 2018, maggio 2021: in ricordo di Blessing

(Foto Valsusa Oltreconfine su FB).

«La gendarmerie ti ha sorpreso insieme ad altri alle 5 del mattino a La Vachette sulla strada per Briançon. Ti sei messa a correre nei prati e in mezzo ai boschi, ma non potevi correre troppo veloce perché avevi già una caviglia che ti faceva male. La gendarmerie ti è corsa dietro più veloce, hai perso la tua borsa, hai gridato. Poi non si sa più nulla. Ti hanno ritrovata qualche giorno dopo, 10 chilometri a valle di Briançon, in un bacino artificiale…».

Nelle scorse settimane il gruppo di volontari e attivisti di Valsusa Oltreconfine ha ricordato così Blessing M., nigeriana, migrante, che ha perso la vita nel maggio 2018, in primavera, ormai dopo essersi lasciata alle spalle il Monginevro, per un inseguimento della polizia francese. Blessing aveva 21 anni ed è una delle cinque vittime sulla “via della Valle di Susa” dal 2018.

«Se con il tuo passaporto fossi potuta arrivare in Europa con un normale volo di linea non saresti morta – scrive ancora Valsusa Oltreconfine -. Se i cittadini di tutti paesi venissero considerati uguali e con gli stessi diritti a vivere e a spostarsi non saresti morta. Se potessi prendere un volo di linea, non ci sarebbero le mafie di mezzo mondo che si arricchiscono sul tuo viaggio e sui rischi che devi prendere, non ci sarebbero tutti questi fondi stanziati per le forze di polizia e i militari e la marina di mezza Europa, non ci sarebbe una campagna elettorale da poter fare additandoti come clandestina. Se tu potessi cercarti un lavoro liberamente con i documenti in regola, non sarebbe cosi facile sfruttarti, ricattarti, pagarti una miseria e poi risponderti che c’è la fila dietro di te, fatta di centinaia di migliaia di altri disperati, la prima volta che osi cercare di far valere i tuoi diritti… Per tutti questi motivi sei morta, Blessing. Perché tu a questa Europa e a questo mondo servi così: sfruttabile, ricattabile, clandestina, colpevole di tutto, e poi da cancellare quando non servi più… Ti hanno seppellito in un angolo perché si vergognano. Ma resterai sempre libera e meravigliosa come le acque della Durance in primavera».

 

Leggi anche su Vie di fuga

Tutto il “dossier” Valle di Susa

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