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Secondo stime dell’Unhcr, in questo 2013 nel mondo sono 859.000 i rifugiati che avrebbero bisogno di essere “reinsediati” in Paesi più sicuri e in grado di offrire migliori opportunità di integrazione. L’Ue oggi ne accoglie appena 5.000 ogni anno. L’Italia, unica fra i grandi Paesi dell’Unione, non ha ancora un programma nazionale stabile per il resettlement.

Un anno fa, nel marzo 2012, l’Unione europea ha finalmente adottato, dopo anni di discussioni e tentennamenti, un Programma congiunto di reinsediamento (Joint Eu Resettlement Programme). L’obiettivo: aumentare il numero di rifugiati riconosciuti dalle Nazioni Unite che, dai Paesi di primo approdo, vengono reinsediati (resettled) nei Paesi membri dell’Unione.

Secondo stime dell’Unhcr, nel mondo sono poco meno di un milione i rifugiati che avrebbero bisogno di reinsediamento, perché nei Paesi ospitanti, in genere confinanti con quelli d’origine, non trovano condizioni che rispettino il loro diritto a ricostruirsi una vita accettabile, o sono sopravvissuti a torture e violenze.

Per il 2013 l’Unhcr stima 859.000 persone (il 10% in più rispetto al 2012) soprattutto dall’Asia (388.000 persone) e dall’Africa (354.000), ma anche dal Medio Oriente-Nordafrica (49.000), dall’Europa (35.000) e dall’America (32.000).

Reinsediare rifugiati non è un obbligo internazionale, ma l’Unhcr “incoraggia” i Paesi ricchi a farsi carico stabilmente di queste situazioni con quote annuali di resettlement.

L’Italia? “Impegni no grazie, ne riparliamo quando serve…”

Ad oggi, su scala globale, trovano posto in questi programmi di accoglienza solo un decimo dei rifugiati che ne avrebbero diritto.

Nel 2011 l’Unhcr è riuscito a proporre per il reinsediamento 92.000 rifugiati (- 15% rispetto al 2010), originari soprattutto del Mianmar, della Somalia e dell’Irak. Sempre nel 2011, ne sono effettivamente partiti verso i 22 “Paesi di reinsediamento” 62.000 (-15% rispetto al 2010).

L’Ue, per parte sua, offre appena 5.000 posti l’anno, l’8% del totale mondiale: Usa, Canada e Australia, infatti, reinsediano annualmente nel proprio territorio 60.000 rifugiati.

I dati più aggiornati sull’accoglienza nei singoli Paesi dell’Ue si trovano nel rapporto Study on the best practices for the integration of resettled refugees in the Eu member States (2013), curato per il Parlamento europeo dallo European Council on Refugees and Exiles (Ecre), dalla Churches Commission for Migrants in Europe (Ccme), dallo European University Institute (Eui) e da una ricercatrice indipendente.

Foto: UNHCR

Fra i Paesi che hanno normative stabili sul resettlement, il Paese più “generoso” è la Svezia, che si è impegnata a reinsediare 1.900 rifugiati nel 2012. Seguono, per lo stesso anno e con 750 posti ciascuno, il Regno Unito e la Finlandia, con 500 la Danimarca e l’Olanda e con 300 la Germania; in Francia il programma di resettlement in senso stretto si è impegnato per 100 casi, anche se fra 2008 e 2011 il Paese transalpino ha accolto in più 1300 iracheni appartenenti a “minoranze vulnerabili”.

Si sono dati normative stabili anche la Repubblica Ceca, l’Irlanda e la Spagna, persino il Portogallo e la Romania. Belgio, Ungheria e Romania si sono almeno impegnati a darsi una normativa specifica. Ma non l’Italia, unico Paese fra quelli presi in esame dal rapporto dell’Europarlamento.

Dal 2007  a oggi il nostro Paese si è limitato a organizzare cinque iniziative occasionali: 69 rifugiati eritrei “vulnerabili” reinsediati dalla Libia fra 2007 e 2009 nelle 2 fasi del progetto “Oltremare”; 179 rifugiati palestinesi reinsediati dal campo di Al-Tanf sul confine fra Siria e Irak nell’ambito del progetto “Reinsediamento a Sud” (2009-2011); e infine 108 fra eritrei ed etiopi trasferiti nel 2011 da Tripoli (ancora in Libia) in due operazioni urgenti di “resettlement umanitario”.

Allegati

Resettlement nell’Ue: i dati (tabella .xls)

Il Comparative study on the best practices for the integration of resettled refugees in the Eu member States (file .pdf 1,38 mbyte)

L’analisi Unhcr Projected Global Resettlement needs 2013 (Unhcr, luglio 2012, in inglese, file .pdf 4,32 mbyte)

Collegamento

Il Programma congiunto di reinsediamento dell’Ue: che cos’è e cosa prevede (comunicato Parlamento europeo, marzo 2012, in inglese)

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