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Decreto direttive europee rifugiati: “Ma dov’è la ‘riforma’?” Caritas, Astalli e Sant’Egidio su trattenimento nei CIE, hub e Commissioni territoriali

Caritas Italiana, Centro Astalli e Comunità di Sant’Egidio sono stati ascoltati ieri in audizione alla commissione Diritti umani del Senato. All’ordine del giorno, l’iter dello schema di decreto legislativo che attua le due direttive europee sull’“Accoglienza” dei richiedenti asilo e sulle “Procedure” per l’accesso alla protezione internazionale.

logo_commPer l’indagine conoscitiva “sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani vigenti in Italia e nella realtà internazionale” della commissione Diritti umani del Senato si è tenuta ieri a Roma un’audizione con rappresentanti della Caritas Italiana, del Centro Astalli e della Comunità di Sant’Egidio. All’ordine del giorno, lo schema di decreto legislativo che attua le due direttive europee sull’“Accoglienza” dei richiedenti asilo e sulle “Procedure” per l’accesso alla protezione internazionale.

Paolo Morozzo Della Rocca, membro della Comunità di Sant’Egidio, ha presentato un documento redatto da Caritas Italiana, Sant’Egidio, Centro Astalli, Federazione delle chiese evangeliche italiane e Acli sullo schema di decreto, sottolineando come il testo presenti alcuni aspetti controversi, messi tra l’altro in evidenza in un parere espresso dalla Commissione affari costituzionali del Senato, su cui il governo Renzi è chiamato a intervenire.

Trattenimento fino a 12 mesi?

Più nel dettaglio, le questioni evidenziate nel documento sono tre. La prima: preoccupa la previsione del trattenimento nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE) anche di quei richiedenti asilo per i quali sussisterebbe il “pericolo di fuga”, con un ventaglio eccessivamente ampio di situazioni. Rischierebbero così la detenzione molte migliaia di profughi con diritto a una forma di protezione ma che, ad oggi, non chiedono asilo al loro arrivo in Italia, sperando di raggiungere altri Paesi europei. Occorre pertanto introdurre più esplicite e sicure possibilità di deroga alla misura del trattenimento, eventualmente anche facendo riferimento alla provenienza da Paesi “notoriamente non sicuri” dei migranti senza precedenti penali che chiedono tardivamente asilo. È comunque inaccettabile il termine di trattenimento sino a 12 mesi, persino nei casi in cui il richiedente asilo abbia nel frattempo ottenuto dal giudice la sospensione del provvedimento di diniego dello status.

Fra hub e Commissioni

Secondo punto critico: lo schema di decreto non attua l’urgente e necessaria riforma del sistema di accoglienza, mentre vengono previste affollate strutture – i cosiddetti hub regionali – dove i richiedenti asilo dovrebbero in linea di principio solo avviare la procedura per poi essere trasferiti in strutture più adatte all’inserimento sociale. Ma per gli hub non è stato stabilito un termine massimo di permanenza: è dunque grave il rischio che si perpetui, di fatto, un sistema  di isolamento e concentrazione dei richiedenti asilo per tempi lunghi in strutture inidonee.

Infine, terzo, il lavoro delle Commissioni territoriali potrà trovare maggiore efficienza e qualità solo attraverso incarichi a tempo pieno dei funzionari addetti, attuando le opportune misure di supporto nella formazione e ristabilendo la collegialità delle audizioni.

Sono questi, sostengono Caritas, Sant’Egidio, Centro Astalli, Chiese evangeliche e Acli, i passaggi fondamentali cui è necessario provvedere se (davvero) si vuole realizzare una riforma efficace del sistema d’asilo in Italia.

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