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“Stati generali”: “I diritti delle persone non si mettono in appalto!”

Ieri a Torino gli “Stati generali sull’asilo” del Movimento migranti e rifugiati. Casa, residenza e libertà di movimento i temi al centro del dibattito, in vista dell’assemblea nazionale del 7 luglio.

Casa, residenza e libertà di movimento: di questo hanno bisogno prima di tutto rifugiati e richiedenti asilo. E hanno iniziato a chiederlo in prima persona. Come ieri a Torino dove, nell’aula magna del liceo Copernico, a pochi passi dalle palazzine occupate dell’ex Moi, si sono svolti gli “Stati generali sull’asilo” organizzati in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

Gli organizzatori e le associazioni partecipanti: il Movimento migranti e rifugiati, l’Asgi, il Comitato di solidarietà ex Moi, il Coordinamento non solo asilo e il Movimento diritto all’abitare di Roma. Ma fra gli interventi non sono mancate numerose testimonianze personali.

«La Giornata del 20 giugno per noi non può essere la celebrazione della pietà verso i rifugiati: è un momento di presa di coscienza, di confronto e di proposta su idee molto concrete. I rifugiati hanno la capacità di esprimersi – ha detto Aboubakar Soumahoro del Movimento migranti e rifugiati –.  Come movimento abbiamo lanciato un percorso a livello nazionale su alcuni temi: il diritto alla libera circolazione, all’abitare in condizioni dignitose e alla residenza».

I tre riferimenti sono chiari: le trappole del regolamento europeo “Dublino II” (presto “Dublino III” dopo la riforma europea dello scorso 12 giugno), l’emergenza abitativa subita in Italia da rifugiati e richiedenti asilo e la questione della residenza per i beneficiari di protezione internazionale senza un domicilio stabile (il certificato della residenza anagrafica è indispensabile per ottenere servizi e costruirsi una vita nella legalità: una questione che a Torino, solo per fare un esempio, rimane ancora inspiegabilmente irrisolta).

“Nessuno può sostituirsi a noi nella lotta per i diritti”

Aboubakar Soumahoro.

Ancora Soumahoro: «Questo incontro deve servire a qualcosa, a costruire percorsi alternativi. La questione dell’accoglienza dei rifugiati non può passare solo attraverso emergenze e “progetti” gestiti dagli organismi più vari che, finiti i soldi, se ne lavano le mani, lasciando le persone in strada. Non si possono mettere in appalto i bisogni delle persone: ecco, questo in fondo è il primo tema!».

Poi, una provocazione e una denuncia che lasciano il segno: «Per l’emergenza Nordafrica si sono spesi 1.300 milioni di euro: se quei soldi fossero stati dati direttamente agli assistiti, di sicuro non avrebbero risolto tutte le loro aspirazioni, ma almeno loro non sarebbero finiti parcheggiati in certi centri. Certi progetti servono solo a mercificare diritti, a soddisfare esigenze di chi li presenta, a dare lavoro precario. Ma oggi sono i rifugiati che devono prendere coscienza. La vicenda francese dei sans papier di St. Bernard ci ha lasciato questo messaggio: abbiamo bisogno della solidarietà e del contributi del volontariato. Ma questo non può sostituirsi alla nostra presa di coscienza nel combattere paternalismi, pietismi, dipendenze».

Verso Dublino III

Da Lorenzo Trucco, presidente Asgi, il punto (provvisorio) sui provvedimenti-chiave del pacchetto-asilo riformato dieci giorni fa dal Parlamento europeo: le tre direttive “Qualifiche” («Chi ha diritto all’asilo?»), “Procedure” («Come si chiede asilo nell’Ue?») e “Accoglienza” («Quali devono essere gli standard?»), più il regolamento “Dublino” («Qual è lo Stato competente a esaminare una richiesta d’asilo?»).

«Il “Dublino III” – osserva Trucco al liceo Copernico – entrerà  in vigore a gennaio 2014. Purtroppo non ci saranno grandi cambiamenti. E tuttavia sembra (manca ancora il testo italiano ufficiale, e bisognerà poi vedere le applicazioni concrete) che, prima di applicarlo a una persona, occorrerà almeno ascoltarla. Da noi, ad oggi, le persone possono fare ricorso con una procedura non esattamente agevole: puoi rivolgerti a un solo Tar, quello del Lazio…».

Trucco ha anche evidenziato un grave limite giuridico ereditato dalla Convenzione di Ginevra del ‘51 sullo status dei rifugiati. Per la concessione dell’asilo, infatti, è ancora formalmente richiesto che le persecuzioni e le situazioni di pericolo di vita siano presenti nei Paesi d’origine dei richiedenti protezione. Un requisito che fra 2011 e 2012 ha messo in difficoltà migliaia di lavoratori stranieri fuggiti dalla Libia e richiedenti asilo in Italia. «D’altra parte, qui si è rivelata efficace la valanga di ricorsi contro i dinieghi che queste persone ottenevano: ricorsi che, almeno, hanno ottenuto la concessione della protezione umanitaria generalizzata».

In agenda

Su scala locale, un “report” degli “Stati generali” del liceo Copernico sarà presentato nei prossimi giorni al Comune di Torino. Su scala nazionale, il 7 luglio si terrà a Bergamo un’assemblea nazionale dei Movimenti migranti e rifugiati. Mentre si annuncia per ottobre la prima “Carovana europea dei rifugiati” con partenza dall’Italia (per opportunità logistiche potrebbe trattarsi di Torino) verso Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa e della Rappresentanza in Europa dell’Unhcr.

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